Per Te per Sempre – Tropico & Achille Lauro

Che strana voglia di vita che haiLa leggo in fondo a quei tuoi occhi tristiVorrei sapere dove te ne vai quando sparisciForse davvero è tutta un’illusioneFanculo i soldi, fanculo l’amoreForse davvero non serve che un cuorePer sentire che esisti
 
Ci allontaniamo in una notte silenziosaPer scomparire come il ghiaccio nella CocaMentre la luce impenna su una strada vuotaTi prego, ora dimmi che mi vuoi beneSenza tutto questo bene
 
E a chi diremo “è per te”?A chi diremo “è per sempre”?Chi cercheremo di notte quando non c’è niente?Ci chiederemo perché non c’è una fine insiemeE di noi poi resterà soltanto una canzone per teE adesso dimmi che mi vuoi bene come me
 
Odi la vita e le voglie che haiSiamo assuefatti da bisogni indottiSì, come i frutti che lasciamo lìChe poi non raccogliConsumarsi in nome dell’amoreIl consumismo di una relazioneForse davvero non serve che un cuorePer sentire che esisti
 
È vero, a volte riduciamo tutto al sessoCos’avrei fatto solo per portarti a lettoSai che darei per sparire dall’universoTi prego, ora dimmi che mi vuoi beneA chi dirò “ti voglio bene”?
 
A chi diremo “è per te”?A chi diremo “è per sempre”?Chi cercheremo di notte quando non c’è niente?Ci chiederemo perché non c’è una fine insiemeE di noi poi resterà soltanto una canzone per teAdesso dimmi che mi vuoi bene come me
 
A chi diremo “è per te”?A chi diremo “è per sempre”?Chi cercheremo di notte quando non c’è niente?Ci chiederemo perché non c’è una fine insiemeE di noi poi resterà soltanto una canzone per teE adesso dimmi che mi vuoi bene come me

Dialogo d’un Venditore d’Almanacchi e di un Passeggere – Giacomo Leopardi

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DIALOGO di un VENDITORE d’ALMANACCHI e di un PASSEGGERE

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Giacomo Leopardi “Operette Morali”

Una Stella di Natale,

Posata lì, sugli scaffali vuoti di un supermercato,

Dove tutto costa meno,

Dove tutto si da per scontato.

Simbolo di ciò che resta,

Quando passano i giorni di Natale.

Mi vien alla mente l’Amore,

Le stese labbra rosse,

Petali che s’appassiscono col tempo,

Quando non c’è più spazio per un briciolo di luce,

Quando non c’è più spazio per il Sentimento.

Giuseppe La Mura dic 2025
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web