Io Francesca e i caffè 1997
Entrammo in punta di piedi
Conoscendoci per sbaglio
Sui ferruginosi autobus carovane del mattino

Destinazione Lauree e speranzosi futuri.
Appena venti chilometri, pochi spiccioli di minuti
e quell’intimo viaggiare durava ore.
Lei con un infelice amore da raccontare

Io, reazioni stechiometriche a diluviare.
I miei occhi la cullavano al dondolio autostradale
ed il suo sguardo mi accarezzava teneramente.
andare all’Università era scrivere un piccolo diario

fatto di sogni, vivevo in quel romantico mattino,
si animavano tra vecchi banchi ammuffiti, di legno
scolpiti con frasi celebri, semplici dichiarazioni d’affetto
lasciate a memoria dei posteri da anonimi laureandi

futuri passati prossimi di remoti scrittori
medici, chimici, avvocati, letterati e matematici.
E le sbiadite mura odoravano per me, e Lei, di felicità
Lei architettura, io Biologia dislocati nel poco luminoso Decumano,

ci univa la storia, il sacro, gli studi, il desiderio profano.
E La nostra Spaccanapoli.
Si animava, dopo ore di frettolosi studi, a pranzo.
Tutti in strada febbrilmente liberi di sorseggiare il calore del caffè

riconciliarci tutti con amicizie, risate, conoscenze,
rapiti noi tra sospirati baci, sottratti all’eternità.
era il nostro momento più atteso
in giro per i bar più nascosti del centro storico.

ad assaporar caffè, denudare le miscele, le tostature
annusarci l’Anima e leccar le nostre paure.
mentre silenziose, assopite, distratte
le rivoluzioni studentesche parevano calmarsi

al risveglio adrenalinico della vita.
Napoli, dall’aroma inconfondibile, arabica partenopea.
città contraddittoria, viva, logora
stanca di gloria, assonnata e sporca

occhi di sorrisi e musica.
Io e Francesca, sorseggiavamo affetto tenerezza,
immergendo i nostri cuori, friabili giovani, nel caffè,
nel suo delicato profumo che ora sa di amore, malinconia.

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letto

Ed io che resto aggrappato
A questa insulsa vita
Tra curve del cuore
Corse e percorse
A folle velocità

Tienimi per mano
Non farmi andare lontano

Un giorno strappato
Ancora un altro
Giro di giostra
La mente vagheggia ubriaca
Il corpo imbevuto della tua Anima

Tienimi per mano
Non farmi andare lontano

E se la morte mi afferra
Tirami giù afferrami i sensi
Strappami dalle sue mani voraci
Che cercano il mio sangue
Calice il mio corpo intriso di te

Tienimi per mano
Non lasciarmi andare lontano.

Giuseppe La Mura ott 2015
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web