#piccoleStoriediAmore

dischi

“Sigarette elettroniche, foto tarocche, amori virtuali, musica digitale, auto parlanti, social  per incontri, etc etc etc. Sarà, ma io preferisco un disco vinile che posso toccare, odorare, sentire il fruscio che racconta quante volte l’ho fatto girare.
Preferisco il fumo e l’aroma d’un sigaro, d’una sigaretta che si consuma lenta tra le dita. E poi adoro le vecchie fotografie, parlano di ricordi che si perdono lontani nel tempo e quanto più son datate più invecchiano e ingialliscono, sbiadiscono, scoloriscono. 
E poi un bacio, uno sguardo, il mare negli occhi della Donna che ami, che ti piace, che ti stravolge l’esistenza ogni qual volta stai con Lei, il suo calore, le sue labbra umide, la lingua che penetra e scava chissà quali tesori mentre mi bacia appassionatamente in bocca, il profumo e l’odore della Donna, l’odore dell’amore stampato sul corpo, che sento vibrare fin dentro l’Anima. E poi i graffi sul cuore, le attese, il caro vecchio telefono che porta la sua voce dentro la mia mente. Altro che selfie, instagram, o leggere di cosa avrebbe fatto mentre era lontano da me.
È tutt’altra Musica. Sono stato per ben due mesi senza cellulare, dal 3 dicembre fino a una settimana fa, perchè dopo una caduta per terra ho rotto il diplay. E da allora niente più wazzup di gruppi di scuola, di gruppi di lavoro, di gruppi di amici che poi non vedo mai, di mamme che a mezzanotte ancora discutevano con altre mamme su cosa avessero fatto loro durante il giorno. Si, parlavano di loro e non dei loro figli. Io ho scelto, il reale.
 Agli altri il virtuale.
Io sono diversamente e decisamente scelgo d’esser vecchio.”

Giuseppe La Mura 31 mar 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Annunci

#piccoleStoriediAmore

FIORI

“Le accarezzavo la pelle, era seta sotto le mie mani, frusciava con quel suono leggero come fosse un delicato fiore di velluto, col gambo piccolo e apparentemente fragile, scosso dal vento. Le sue mani affusolate, le sue gambe scolpite e forti, le sue labbra delicate e rosse dove posavo i miei baci, infuocati come sole che muore all’orizzonte sul mare.
Le mani affondavano, s’inabissavano nella sua caldissima bianca carne, scomparivano tra i flutti dei suoi dolci gemiti, il silenzio era rotto dagli schiocchi dei nostri baci, piccoli vascelli in balia delle tempeste perse sul mare del suo ventre. Fuori era notte fonda, caldo umido, chiasso e vociare della gente per strada appena percepito mentre noi eravamo in viaggio tra l’inferno e il paradiso, andirivieni senza tregua e sosta che cullava le nostre Anime mischiate come spume di onde annegate nel mare.
Ad ogni mio bacio Lei con i suoi occhioni ne chiedeva uno in più, ad ogni mia carezza, ad ogni mio nutrimento, la sua Anima ne chiedeva sempre uno in più. No, non era egoista. Voleva e desiderava tutto di me, sapevamo entrambi che ogni respiro le apparteneva, io ero lì per Lei, per Amore. Lei era il mio giardino di Rose.
E Io ero tutto ciò che desiderava.
Ero soltanto il suo Amore.”

Giuseppe La Mura 14 lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

lei

“La notte ti porta malinconia, fa sentire nelle vene la pioggia scendere giù dal tetto che lentamente cade sui vetri, goccia dopo goccia. Permette di sentirti al riparo, chiusa in casa e nello stesso tempo ti avvolge in una insolita solitudine come fosse una insopportabile morsa al cuore.
Come se mancasse qualcosa, come se mancasse qualcuno che ci prenda e porti via, lontano da noi stessi.
La notte, quando piove la malinconia, ti accorgi che ti mancano i baci, come se mancasse il respiro che ti gonfia i polmoni e sollevasse il tuo petto. Come se mancasse sul tuo collo nudo una collana di bianche perle ad ornarti l’Anima che si sente sola.
E mentre fuori la pioggia cade, l’Amore batte inutilmente dentro, ti farà sentire come smarrita nel buio che cala sulla pelle e porterà via il calore di quelle infinite gocce di baci che desidereresti cadessero su ogni più piccola parte di Te.”

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

Mah, non è perchè voglia far il difficile. Ma questi per me non sanno di giorni della merla, dove bisognerebbe stare più al riparo da tutto, fegato e stomaco compresi. Lavoro fino a 11 ore di fila perchè il capo vuol risparmiare sul personale. Mi disse “dai, sarà per al massimo una ventina di giorni (era il 12 dicembre) e in questo periodo non lavoreremo tanto; poi dopo capodanno tornerai al tuo posto, il tempo di trovare un sostituto.” Intanto è finito gennaio, non c’è nessun sostituto, inoltre un collega sta a casa per “crisi d’ansia” da almeno 20 giorni e io e una mia collega ci stiamo consumando lavorando troppo e con un carico di responsabilità enorme. Ci vorrebbe una copertura per lo stomaco, per i nervi, per il fegato. Altro che giorni della merla. Questi sono Giorni del Cazzo, altrochè.

Giuseppe La Mura 29 gen 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633

#piccoleStoriediAmore

labbra

“C’è un solo modo di sentire l’amore. È lasciarsi travolgere dal desiderio, da un incendio che divampa d’improvviso nell’assenza, nella mancanza della persona amata. E tutto ciò che resta da fare non è resistere ma gettarsi nel mezzo per incendiarsi fino a morirne per l’assenza e senza patire alcun dolore, perchè nessun dolore sarà tanto più grande dell’amore che porti stretto in silenzio nelle stanze del cuore.”

Giuseppe La Mura 10 nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

spital

“Sono biologo, la mia professione, forse una missione. Lavoro in un Laboratorio convenzionato e anche una Clinica, dove ho il compito dei turni notturni. E in questo luogo incontro sguardi, di tanti, troppi, tra parenti e pazienti. Mi ci infilo nei loro occhi, nei loro sguardi mai visti fuori da quelle mura. Persi, in attesa di giudizio, oppure vivi di speranze per una nuova imminente nascita. Sguardi oramai spenti, schiacciati e annullati da questa vita traditrice. In tutti gli sguardi, in fondo, in quel buio profondo, ho sempre visto una luce, piccola, grande, fievole, appena accennata, caritatevole, generosa, luminosa, una lucina accesa anche quando non sembra esserci speranza. Ho visto la voglia, il desiderio di vivere, lottare, crederci ancora. Credo che in quelle quattro mura, tra tutto quell’immenso dolore, nasca la vita, la fede, la conversione, sgorghi come luce l’Amore, la pace, la voglia di tornare ad abbracciare una figlia, un genitore, un amico, anche perdonare un nemico. Esco da quelle mura e tocco con mano, ad occhi chiusi, il male di questo nostro mondo. Nessuno lo vede. Nessuno ci pensa, gettiamo via pure i nostri figli, noncuranti, ignoranti, deficienti. Ci siamo tutti immersi fino al collo. Non riusciamo più a salvarci. Anneghiamo tristemente in questo mare fatto di apparenze, di finti sorrisi e comprensioni, di strafottenza e di purissimo e cristallino Egocentrismo. Ogni volta che entro lì dentro, sento il Cuore a casa, al sicuro, dove sento che ogni gesto, anche un semplice sorriso, sia sincero, sia vero e dove nessuno può farmi dell’inutile male. 

Giuseppe La Mura 26 apr 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

24a4fa73c502979b03fca07815df1243.jpg

“Ti guardi e pensi a tutto ciò che sei, che ti circonda, che hai nelle pieghe segrete del Cuore. E poi trovi quel desiderio da assaporare, quel sogno da realizzare, quella passione da incontrare al più presto e riempirla, colmarla di baci e del tuo Amore. E aspettare che prima che rinasca notte, possa essere tu il desiderio di chi hai scelto per far all’Amore.”

Giuseppe La Mura 25 set 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

“La sabbia scotta sotto i piedi e tutto è immerso nel biancore del sole a mezzogiorno. Una Donna riposa sul lettino sotto l’ombrellone. La zona è appartata dietro una caletta nascoste. Il sole asciuga il sale del mare e le rocce riflettono luce dovunque. I raggi filtrano tra le trame dell’ombrellone e illuminano la pelle oramai scura e cotta di quella Donna che riposa. Ha il bikini slacciato, la schiena scoperta e nuda, il fondo schiena è coperto da un filo sottilissimo di brasiliano. E la sabbia scintilla sulle sue rotonde natiche. Un uomo da lontano la nota e incuriosito s’avvicina. Lei ha gli occhi chiusi coperti da ampi occhiali da sole. Resta distesa supina mentre sente il rumore dei passi dell’uomo che s’avvicina a lei. Apre gli occhi e fa finta di niente quando l’uomo oramai è lì fermo sotto l’ombrellone. La guarda la osserva e scorre tra le scapole e i piedi attraversando le lunghe tornite gambe. Il respiro si fa denso e profondo, lo sguardo si perde sulle spalle dove c’è un tatuaggio di farfalla con le ali semichiuse. La pelle della donna è ricoperta dal profumo dolce d’una crema solare. Sa di cocco e vaniglia, sa di frutta da assaggiare. Senza esitare si inginocchia e inizia a baciarle la farfalla ferma lì sulla spalla. La donna aveva seguito con lo sguardo riparato dietro occhiali da sole, tutto l’approccio dell’uomo tra la paura e il desiderio. E finalmente sentire i modi dei suoi baci l’avevano tranquillizzata e si stava abbandonando. Si girò lentamente, fingendo di dormire, l’uomo si trovò dinanzi al suo seno. Era lì come due mele da assaporare e la tentazione durò un istante. L’uomo inizio a baciarle il collo e a scendere sul seno. A leccarle l’aureola, la corolla intorno ai fiori di quei due succosi e turgidi capezzoli. Di lì a poco la donna si sfilò la parte più intima del bikini e sotto il sole di luglio due estranei si ritrovarono come fossero stati sempre insieme a far l’amore.”

Giuseppe La Mura 01 lug 2018
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

veliero

“A che serve il Cuore se poi si ha paura di uscire col mare in tempesta? Tanto si vive una volta sola e si muore ogni volta che si esce per mare, ogni volta che s’assapora il sale del mare, ogni istante in cui cade una lacrima, ad ogni tramonto, ad ogni compleanno, ad ogni bacio non dato, non ricevuto. Si muore ogni giorno, ogni istante ed ogni volta è tutto da rifare, ricominciare, recuperare per sperare di vivere, provare ad amare un’altra volta ancora.”

 

Giuseppe La Mura set 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

mano.jpg

“Quando si diventa scontati? Per me una persona non diventa mai scontata se l’ho scelta. E’ triste quando invece mi rendo conto che accade il contrario. Da quando sei tutto a quando sei niente. Un sasso come gli altri in mezzo al mare. Preferirei non esser più la scelta di nessuno. Almeno non dovrò ritornare ad essere preso dal mare, accarezzato e poi gettato. Non ha alcun senso. Tener ad una persona è l’unico senso che riesco ancora a dare alla vita. Ma quando scopro di esser stato usato, come il mare, mi ritraggo senza rancore e rabbia”

 

Giuseppe La Mura lug 2018
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web