#piccoleStoriediAmore

Auguri di Buona Pasqua

Sono venuto in clinica, per il mio turno di biologo reperibile. Sono venuto e sono stato utile perchè oltre a svolgere il mio compito normalissimo, eseguire gli esami ai ricoverati che necessitano di cure, sono stato utile a una persona. Aveva necessità di fare fotocopie, quelle del papà deceduto per adempiere a delle affannose pratiche burocratiche, e non sapeva come avrebbe potuto fare dato che tutti gli uffici, dentro e fuori della clinica sono chiusi. Mi sono sentito più utile a fare questa fotocopia che a svolgere il mio normalissimo lavoro, fatto di routine. Erano anni che non mi sentivo utile a qualcosa che fosse importante per qualcuno. Te ne accorgi subito che ti sono grati, perchè glielo leggi negli occhi il loro grazie anche se non te lo dicono.

21/04/2019

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#piccoleStoriediAmore

“Ogni giorno ti ricordo, ogni giorno è speciale come questo giorno. E tra i tanti ricordi ne ho uno in testa da tempo. Ballare insieme. Se ci fossimo rivisti saremmo andati a ballare, e restati tutta la notte accanto fino ad aspettare l’alba. Avrei preso l’auto e ci saremmo incamminati verso alcune città , le avremmo visitate di notte, da soli fino a giungere alle prime luci dell’alba nella mia città, vicino al mare e lì saremmo stati ad aspettare abbracciati l’alba, fino al primo caffè. Erano tante le canzoni che ci scambiavamo a vicenda, che non conoscevamo. Tra queste c’era una che aveva un significato particolare, divertente e che avremmo voluto ballare insieme. Ogni volta quando ci incontravamo ballavamo, per tenerci stretti e accarezzarci nel buio della notte”.

Giuseppe La Mura 05 mar 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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“Estate, circa 40 anni fa. non so da dove cominciare, le emozioni sono troppe, a volte devastanti a ricordarsi di come fosse, di come noi, ragazzi e ragazze di quel periodo, fossimo. Trovare il capo di questo racconto non è stato semplice, è da domenica pomeriggio che ci penso, da quando sfinito per il lavoro di una settimana mi sono poggiato sul letto, ho preso le cuffie e scelto le ultime canzoni che avevo scaricato in uno dei miei pochissimi attimi di pausa al lavoro. Il brano scelto era “Body Talk” degli Imagination. Appena premuto play, dalle prime note, ho iniziato ad avere la pelle d’oca. Sarà forse che sono diventato ipersensibile, sarà perchè esco e parlo pochissimo, sarà perchè oramai vivo da solo da due anni ma fatto sta ho iniziato a sentire l’odore del mare, ad avere ricordi che mi hanno spinto lontano nel tempo,. Ho iniziato ad associare il brano a fatti, persone, eventi, circostanze, piccoli amori, anzi direi delle cotte adolescenti, silenziose mai dette, mai dichiarate, mai sfiorate nemmeno con la bocca. E poi in un attimo sono ritornato ai miei 10 anni passati d’estate nel campeggio, a Palinuro. Era il tempo tra i più belli della mia giovinezza quella delle estati trascorse al campeggio. Eravamo ragazzi e ragazze dai 10 ai 15 anni di età, eravamo sempre insieme, dall’alba a notte fonda, al bar, al mare a giocare, a ballare, a scherzare a ridere, urlare, a star insieme a guardarci negli occhi senza nessun motivo se non perchè ci batteva forte il cuore. Ricordo una ragazza, la mia prima inconfessata passione, che po la sorella più piccola mi aveva anche sgamato e quindi lo sapeva pure Lei la diretta interessata. Stavamo al mare, come sempre, tutta l’estate insieme io e AnnaPaola, occhi celesti e chiari come l’acqua, capelli ricci e biondi, uno sguardo che parlava soltanto a guardarla. E mentre penso a Lei la musica mi riporta ancor più indietro nel tempo, non sono sul letto ma accanto a Lei, anzi, ricordo un gioco che facevamo spesso, le torri in acqua. I ragazzi sotto e a cavalcioni le ragazze, ogni coppia combatte in acqua contro l’altra. Io e AnnaPaola eravamo coppia fissa, avevo le spalle grandi, una resistenza agli spruzzi micidiale, non cadevo quasi mai e vincevamo sempre Noi due. Ricordo le sue mani dolci sul mio viso, le mie mani strette sulle sue gambe calde e dorate dal sole, ricordo il suo piccolo seno che lo sfregava sulla mia testa mentre combattevano a mare, il calore delle sue intimità posate e strusciate sulla mia nuca. Era amore quello, lo riconoscerei tra le mille facce del sesso. Il nostro era amore, sottile, velato, appassionato, innocente, felice, spensierato, eravamo amici mai un bacio, ma oggi ci metterei la firma per avere una amica così, una complicità tanto leale quanto sincera, vera, intima, unica. E intanto la muscia va, finisce e mentre sta per terminare mi viene in mente che voglio scrivere questo pezzo per ricordarmi di quanto tengo ai ricordi più me stesso, ricordo ancora per un attimo i suoi occhi celesti, ricordo il tramonto, mi si bagna il corpo di brividi mentre cerco di ricordare AnnaPaola e ricordarmi di quanto possa essere speciale l’amore, di quali miracoli sia capace perchè ti fa dimenticare che si può esser soli, che c’è ancora spazio nel Cuore e il tempo per chiudere gli occhi e ritornare ad amare le poche e speciali persone, ragazze, Donne che ho veramente amato, anche se oggi, come domani, qui accanto non resterà più nessuno.”

Giuseppe La Mura 11 mar 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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foto

“Io che dormivo poggiato alla tua schiena, una mano sotto al cuscino e l’altra sul tuo cuore, sul tuo seno. La finestra spalancata e quel vento frizzante del mattino portava l’odore caldo e fragrante dei croissant del bar sotto al palazzo. Le campane della chiesetta del paesino richiamavano i fedeli mattinieri per la prima Messa di quella domenica. Tu mugolavi mentre ti baciavo la schiena e giocavo con la barba ad accarezzarti e farti il solletico. Quanto calore in quel nostro amarci in silenzio. Le parole scorrevano sulle labbra mie poggiate sul tuo corpo e tu le scrivevi nel tuo cuore. I capelli raccolti profumavano di vaniglia e fiori di campo e io ti rincorrevo ad occhi chiusi cogliendo in te ogni più piccola margherita.
Era una domenica normale. Il Cuore batteva forte. Ti sussurrai, ora mi alzo, devo andare in clinica mi hanno chiamato per un’urgenza, ma prima di andare via ti preparo il caffè.
Ti voltasti e con gli occhi chiusi sussurrasti di tornar presto, volevi che mi perdessi su quel letto a raccogliere con te farfalle e fiori, per abbracciarci e sorridere senza un perchè.”

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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pavimento

“Io che scrivo storie, le chiamano pure poesie, insomma io che vomito fiumi di baci, sentimenti, emozioni, descritte con l’uso a volte improprio delle parole sono sincero soltanto se vi dico che non ce l’ho un amore perchè ancora non ci ho capito un cazzo sull’amore. L’ho sfiorato, sentito, intuito soltanto, forse.”

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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“Una Donna non ha mai tregua durante la sua giornata. Ci mette il cuore, la mente, l’anima ogni parte di se stessa. In amore, al lavoro, in famiglia, con gli amici, sempre. A volte diventa così scontato il suo essere che molti cominciano a non “guardarla” con gli stessi occhi. Infatti lei non cambia per chi la osserva non conoscendola. Cambia per tutti quelli che non si accorgono più della sua presenza.”

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

telefono

“Era estate, la calura s’appiccicava sulla pelle, le notti insonni fatte di pensieri e sospirati baci, di canti di grilli e cicale, di desideri nascosti e sorrisi malcelati e nel mezzo la vita con le gioie e guai.
Lui e Lei distanti ma cercandosi erano sempre più vicini. Amici sinceri, teneri e ingenui amanti.

-“Ciao, sei ancora sveglio ? Dormi ? Vorrei raccontarti e parlarti. Oggi mi sono successe tante cose e avrei bisogno che mi ascoltassi.”-

-“Amore mio, si, sono sveglio. Ti stavo aspettando”-

 

Giuseppe La Mura 26 giu 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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dischi

“Sigarette elettroniche, foto tarocche, amori virtuali, musica digitale, auto parlanti, social  per incontri, etc etc etc. Sarà, ma io preferisco un disco vinile che posso toccare, odorare, sentire il fruscio che racconta quante volte l’ho fatto girare.
Preferisco il fumo e l’aroma d’un sigaro, d’una sigaretta che si consuma lenta tra le dita. E poi adoro le vecchie fotografie, parlano di ricordi che si perdono lontani nel tempo e quanto più son datate più invecchiano e ingialliscono, sbiadiscono, scoloriscono. 
E poi un bacio, uno sguardo, il mare negli occhi della Donna che ami, che ti piace, che ti stravolge l’esistenza ogni qual volta stai con Lei, il suo calore, le sue labbra umide, la lingua che penetra e scava chissà quali tesori mentre mi bacia appassionatamente in bocca, il profumo e l’odore della Donna, l’odore dell’amore stampato sul corpo, che sento vibrare fin dentro l’Anima. E poi i graffi sul cuore, le attese, il caro vecchio telefono che porta la sua voce dentro la mia mente. Altro che selfie, instagram, o leggere di cosa avrebbe fatto mentre era lontano da me.
È tutt’altra Musica. Sono stato per ben due mesi senza cellulare, dal 3 dicembre fino a una settimana fa, perchè dopo una caduta per terra ho rotto il diplay. E da allora niente più wazzup di gruppi di scuola, di gruppi di lavoro, di gruppi di amici che poi non vedo mai, di mamme che a mezzanotte ancora discutevano con altre mamme su cosa avessero fatto loro durante il giorno. Si, parlavano di loro e non dei loro figli. Io ho scelto, il reale.
 Agli altri il virtuale.
Io sono diversamente e decisamente scelgo d’esser vecchio.”

Giuseppe La Mura 31 mar 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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“Estate del 1968. Non c’ero eppure lo ricordo bene quel luglio. Ero al baretto del mare, quello coi muretti bianchi con una fascia azzurra lungo il perimetro. Sembrava il mare attaccato alle pareti, il tetto fatto di canne di bambù che si lasciava trafiggere dal sole del pomeriggio. Avevo la mia bibita gassata gelata tra le mani e la assaporavo lentamente. Donne in bichini turchesi, bianchi, a fiori, neri, rossi. Ero ragazzino e mi intrufolavo nei loro discorsi.
Parlavano di figli, cibo, mariti, erano mamme e mogli ma nei loro occhi ci vedevo molto di più. Sorridenti e solari, soddisfatte e felici, così sembrava. Ma col tempo la vita mi ha fatto vedere quelle loro espressioni con gli occhi più limpidi e puliti grazie alle lacrime e ai perdoni e alle sconfitte.
Oggi ci ripenso e nei loro occhi c’era tanta infelicità, insoddisfazione, precarietà, delusione, la consapevolezza di aver raggiunto e toccato la realtà.
E io ci ho messo anni per crescere e capirle. Cinquantanni. La vita è così insulsa.
E Il juke box dispensava “Un’ora sola ti vorrei” cantata da Mario Musella degli The Showmen.
Il sole e il sale bruciavano la mia tenera età.”

Giuseppe La Mura 29 lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Giuseppe La Mura

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gambe

-“e poi credimi, i vaffanqulo si danno a chi si vuol un immenso bene, a chi tieni per davvero, mica a chiunque.”-

-“eh si ti credo, hai ragione. Un pò simile, anzi direi proprio uguale a quelli che gli dici ‘sei uno stronzo’. Mica lo dici a tutti? Soltanto a chi davvero stimi, vuoi del bene e non ti va di perderlo”-

Giuseppe La Mura ott 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web