#piccoleStoriediAmore

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Una Donna non ha mai tregua durante la sua giornata. Ci mette il cuore, la mente, l’anima ogni parte di se stessa. In amore, al lavoro, in famiglia, con gli amici, sempre. A volte diventa così scontato il suo essere che molti cominciano a non “guardarla” con gli stessi occhi. Infatti lei non cambia per chi la osserva non conoscendola. Cambia per tutti quelli che non si accorgono più della sua presenza.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

pavimento

Io che scrivo storie, le chiamano pure poesie, insomma io che vomito fiumi di baci, sentimenti, emozioni, descritte con l’uso a volte improprio delle parole sono sincero soltanto se vi dico che non ce l’ho un amore perchè ancora non ci ho capito un cazzo sull’amore. L’ho sfiorato, intuito soltanto, forse.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

Avevo dodici anni, ma già dagli otto capii che non ero tanto normale perchè mi piacevano le poesie. Forse perchè studiavo pianoforte e l’Anima era già molto sollecitata oltre al corpo già in pieno sviluppo ormonale. Capivo in maniera confusa cosa accadesse dentro me. Da un lato la componente romantica nell’approcciarmi alle ragazze, dall’altra quella più istintiva, sanguigna, umana che poco aveva a che fare con la poesia. Si, l’Infinito mi piacque per questo. Non ero solo fatto di carne, mi attraeva pure la ricerca dell’Anima. L’Infinito nasce dove muore il finito, dove muore il corpo per far posto all’Anima, l’infinito nasce dove il corpo da solo non arriverebbe mai mentre ci giunge l’Anima. L’Amore.

Giuseppe La Mura ago 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore


Era il 2001, a pochi chilometri da Potenza, su una lingua nera d’asfalto che attraversava le catene montuose dell’appennino lucano. Erano le 22.30 d’un 9 agosto quando accostai l’auto in una piazzola e spensi fari e motore. Scendemmo dall’auto e ci ritrovammo avvolti in un silenzio surreale, circondati da questi monti altissimi e noi ingoiati nelle fauci di questo buio. Alzammo lo sguardo al cielo e trovammo il mare capovolto, acceso e tremulo da una marea di infiniti luccichii di stelle. Di stelle cadenti ne contammo tante come i nostri desideri persi in fondo al Cuore che cercammo pescammo a piene mani dalla nostra Anima. Oggi, col senno di poi, credo che ognuno di noi quella sera barò.

Giuseppe La Mura ago 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

Ma si, sceglimi se non ami l’avventura. Se ami le pantofole la domenica mattina, se ami far l’amore 24 ore su 24, se ami viaggiare in un’ auto stanca come una vecchissima 500, se ami una vita fatta di piccole cose, che so una birra e quattro chiacchiere, parlare di un film, ascoltare ancora i vecchissimi 33 giri e ti assicuro che ho una marea di dischi, o programmare un altro viaggio da sognare e che non si farà mai, si scegli me. E se non sono stato convincente, non scegliermi. Tanto volevo sempre questo.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

lei

Lei mi guardava attraverso i vetri freddi dove c’era polvere e a volte condensa. Si avvicinava per guardare se fossi in casa. Avevo sempre la luce spenta, non avevo tende per ripararmi dagli occhi indiscreti della gente. Un giorno mi affacciai e, mosso dalla mia curiosità, le chiesi come mai fosse interessata così tanto alla mia vita. Era lì ferma davanti a me, era mattino presto e l’aria gelida condensò il suo respiro caldo trapelato dalle sue labbra come una nuvoletta di fumo, frutto di quella sigaretta consumata in fretta.
Mi chiese:

– “leggi, scrivi, ascolti musica, guardi film vecchi di anni, sei quasi sempre solo e a volte la notte non dormi. Lo so, ho capito cosa hai dentro. Cosa ti sia capitato non importa, ma hai conosciuto il Dolore, vuoi star solo, sei stato una delusione per la vita e lei lo è stata per te. Ti capisco.” –

La guardai, abbassai un pò lo sguardo, la riguardai e le dissi:

– “hai tempo per prenderti una tazza di caffè? “-

Entrò mentre alla radio davano “Dreamer” di Sophie Zelmani.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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#piccoleStoriediAmore

No, Non scegliere me. Tanto non mi sceglieresti. Sono troppo in tutto. Non illudermi facendo finta o semplicemente giocando che tu sceglieresti me. Non posare i tuoi occhi su di me. Io poi ci credo, io poi ci cedo a quel tuo sguardo. No, non scegliermi ti prego. Allontanati e non starmi vicino. Rischierei di innamorarmi e non posso. Il cuore ne ha già fatti di questi errori. Caduto, cicatrizzato, ha perso la purezza e si è fatto una corazza. Non provarci a rubarmi la fiducia. Si son presi pure quella. Mi è rimasta la malinconia, un pò di bene sincero, qualche spiccio di sana gelosia, ma non potrei darti nulla più. Cosa mi sceglieresti a fare, per vivere una vita accanto a uno che a malapena vive la sua vita?

Non scegliere me perchè scrivo, sono oggetti anche le parole. Una volta una mi disse di essersi innamorata di me e poi dopo un pò giurò di amarmi per sempre, di lasciar tutto per stare con me. Io ci cascai come un ragazzino. Dopo un pò mi disse che non amava me, ma le mie parole nelle poesie. Da allora capii che l’amore è nei gesti, nei fatti e che le parole sono come un corpo. Se sono belle ti vorranno e ti immagineranno come l’uomo più bello o la donna più figa della terra. No, non sono figo. Anzi di bello non ho nulla, sono troppo anche nel corpo. Ma va bene così. Non scegliere me, sono una persona troppo vera e si accorge se tu giochi con me.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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notte

Era una notte d’inizio estate, la ricordo bene. Appena rientrati da una passeggiata Lei andò a prepararsi, restò poco tempo nella toilette. Dopo toccò a me. Tornai in camera, era riversa su un fianco pareva avere un sonno profondo. La lasciai dormire, mi aveva detto in altre occasioni, che quando non aveva voglia di far l’amore si girava su un fianco e faceva finta di dormire. In quell’istante sentii la mia mano lasciata da lei e mi ritrovai a cadere giù per un burrone. Non era iniziata ma finita all’istante quella storia che fino a qualche ora prima si consumava a suon di promesse d’amore. Bugie e inganni di chi vuol qualcosa e cerca di abbindolarti ? Si ma cosa voleva, cosa cercava allora da me? Sesso camuffato d’amore ? ero stato una delusione ? Ero brutto ? Non lo capirò mai, e a questo punto non mi interessa nemmeno capirlo e saperlo, non mi occorre la logica quando sono innamorato. E a distanza di tempo, oggi per la prima volta mi sfogo di questo fardello pesantissimo che non riesco più a sopportare tanto del male e del dolore che fa. Scrivo ciò che provai in quella notte lunghissima. Frustrazione e abbandono, sconfitta, l’ennesima, cicatrici riaperte e rimorso, tradito e pugnalato per tutto il tempo che le avevo dedicato, per tutto quel bene che le avevo dimostrato dandole tutto me stesso. Mi sentii stupido e impacciato, inutile e vuoto. Avrei avuto voglia di dormire per non sentirmi morire e poi svegliarmi da un incubo, di nuovo a casa mia, solo ma almeno vivo. Invece no, ero morto dentro, il corpo che guardava la mia anima che a sua volta guardava lei dormire placidamente, come se stare accanto ad un morto che non le faceva paura, nemmeno la paura dei fantasmi dei suoi “ti amo” che gettava, mi vien da pensare a questo punto come cartacce sulla mia strada, a casaccio dal cielo. Eppure avevamo fatto l’amore nel pomeriggio, baci languidi, passione, sesso, tenerezza, intimità. Era appagata e ora arrivato il momento dell’abbandono, proprio nel cuore della notte quando due innamorati dovrebbero stringersi e farsi compagnia per ritrovarsi insieme all’alba, il giorno dopo. Dopo poco, qualche ora dall’aver fatto all’amore, tutti i sogni furono cancellati, sbiaditi, inutili, come se non fossero mai esistiti. La guardavo e capivo d’essere profondamente innamorato di tutto ciò che appartenesse a lei. Fu soltanto nell’attimo esatto in cui capì che dormiva che sentii cadere il cielo addosso all’improvviso, come quando giunge inatteso un temporale estivo. No, non amerò più, è deciso, ci ho pensato, ci ho rimesso tutto me stesso, è inutile farsi del male inutile, del dolore senza mai una fine. Non ci riesco a scopare e andar via da un letto dove prima di arrivarci ci ho messo il Cuore. L’ho amata coi gesti, oltre che con le parole, oltre me stesso ma a nulla è valso. A nulla. E se devo tornare a morire, allora ci resterò già in questo mare, voglio restarci annegato. Perchè, anche se solo per qualche istante, io l’ho amata, l’ho sentita viva dentro, come la brace, come la lava, come un fuoco d’un incendio che non puoi domare. Non sempre si ha la fortuna di amare ed essere amati anche solo in un bacio, davvero quell’istante può essere il “per sempre” di cui le mi aveva sempre promesso e giurato.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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#piccoleStoriediAmore

vasca

Solo il silenzio rompeva i pensieri che scuotevano il buio di quella lunga notte. Nella stanza c’ero io, sola, persa negli attimi che avevo appena vissuto con Lui e che non lasciavo andar via per riviverli nel Cuore. Mente densa di miele, piena di parole e baci, di carezze e succose gocce intrise di gioia e d’umori presenti sulle mie dita, quasi a voler continuare a scrivere nei miei pensieri intimi i nostri attimi infiniti di complicità, amore, passione, tenerezza.
Folle, bisognava soltanto chiamarlo folle e immensamente vero un Amore che ci univa fino a farci sentire un’unica Anima in un unico corpo.

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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