#piccoleStoriediAmore

labbra

C’è un solo modo di sentire l’amore. È lasciarsi travolgere dal desiderio, da un incendio che divampa d’improvviso nell’assenza, nella mancanza della persona amata. E tutto ciò che resta da fare non è resistere ma gettarsi nel mezzo per incendiarsi fino a morirne per l’assenza e senza patire alcun dolore, perchè nessun dolore sarà tanto più grande dell’amore che porti stretto in silenzio nelle stanze del cuore.

Giuseppe La Mura nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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#piccoleStoriediAmore

città

Ero appena arrivato in città, le luci della sera sfavillavano nei miei occhi, sembravano frammenti di vite altrui come schegge impazzite che si rincorrevano freneticamente da un capo all’altro di loro incroci obbligati davanti ai miei occhi, come se tutto il loro scorrere dovesse assumere per me un perchè. Era freddo dentro di me, non tanto fuori per strada e seppur ci fosse questo frenetico andirivieni di gente intorno a me, restai indifferente, come uno spettatore distaccato, disincantato, abituato a vedere e vivere queste scene coi propri occhi e col proprio cuore, un film già visto e vissuto. Speravo, sperai fino all’ultimo di incontrarti e vederti, ma in realtà era solo mia questa speranza, questa illusione. Allora sopraggiunse un vuoto, un senso di colpa improvviso, uno schiaffo auto inferto per svegliarmi, smettere di sperare, e solo allora capii di essere stato egoista solo a pensare di vederti, colpevole di provare un sentimento per te così grande da portarmi a raggiungerti per vederti, incontrarti, amarti. Mi spezzai l’Anima per far fuoriuscire ciò che avevo dentro. Aprii una ferita, l’ennesima e lasciai uscire tutto ciò che avevo dentro, un fiume in piena che tutto trascina via con se, senza porre argini, barriere. Ti aspettavo ancora ma guardavo nel vuoto che ora ritornavo ad avere dentro, un abisso fatto di silenzi, parole ferme tra il cuore e la gola, che non riuscivo a domare. Girovagai nei miei pensieri, senza muovermi da quella camera. Guardavo attraversando i vetri, le luci delle auto veloci, le luci ferme dei lampioni, gli autobus trasportare cuori e anime e pensieri in ogni direzione. Guardavo oltre, mi guardavo in un bar, seduto a bere, a riempire quel vuoto che colava dai bicchieri zeppi di alcool finissimo, inebriante, inutile, come tutti i fiumi di parole dette finora. Mi sarei ubriacato e avrei sentito lo stesso dolore, il vuoto, la solitudine, l’amarezza dopo tanto inutile dolce. Mi guardavo e seppur lì fermo, immobile, fu come se fossi uscito lo stesso, come se mi fossi ammazzato lo stesso, schiantato contro un muro per lasciar uscire l’Anima da un corpo finalmente rotto. E sentii che io non ero parte del tuo cuore, ero un passeggero, una foto d’un istante della tua vita, ero uno piombato così nel cuore della notte che può aspettare l’alba del giorno che arriverà. Ero solo uno stupido innamorato, che non ha nulla di meglio da fare che riversare su di te le speranze d’una notte che è soltanto da poco iniziata, un bambino che ha paura, un uomo perso dentro di se che non guarda in faccia la realtà. Uno che ti ama senza un perchè, mentre tu già sai tutto di me, di te e che fine sarà di Noi, se inizio mai ci dovesse essere. Ecco cosa capii, ancora per una volta, che non puoi Amare se non ti ammazzi nel Dolore, se non ti perdi e ti riprendi, se non cadi e ti rialzi e impari da te stesso cosa davvero vuoi dalla tua vita. Io lo sapevo, volevo dirtelo quella sera stessa, domani sembrava già così lontano e troppo tardi. Dovevo consegnarti il mio unico messaggio che sarà pure stupido, inutile, puerile, infantile, deleterio come lo è stato. Il mio è conoscere, sperimentare fino alla morte, soltanto con Te, tutte le facce dell’Amore.

Giuseppe La Mura nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

due

Mi manchi. Mi manchi proprio tanto, come il sole l’aria il mare che arriva dritto nei polmoni. Mi manchi negli occhi nelle mani nei petali d’un fiore. Mi manchi come se mancasse il mio libro preferito tra le dita che ho letto tante di quelle volte che lo rileggerei altre mille e mille ancora. Mi manchi come mancano quelle frasi sottolineate che ti prendono l’anima tra le pagine di quel libro che amo. Mi manchi come manchi a due labbra che ti cercano ad occhi chiusi e aspettano il sole che le bagni all’improvviso. Mi manchi come manca il vino al suo bicchiere perchè non smetteresti di berne ancora. Mi manchi come se tu fossi un dolce squisito unico che non mangio da appena ieri e che una sola pasticceria al mondo è in grado di farlo così, così dolce e amaro. Manchi come il caffè del mattino, come il calore intrappolato al mattino tra le lenzuola del mio nudo letto. Mi manchi perchè sei l’unica a tenermi in piedi in mezzo a tutto il caos che gravita intorno a me.
Mi manchi, si mi manchi un casino.

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

due

Conosco le passioni, tutte. Anzi, credevo davvero di conoscerle tutte.
Di una non potrei più farne a meno da quando conosco Te. Tocco il vuoto e mi spaventa se non lo faccio, e non oso immaginare cosa mi accadrebbe se non potessi più farlo con Te.
È più potente del sesso, è tanto devastante quanto la fine, come un addio.
È ascoltare te, è parlare a Te, con Te, di me e di Te.
Di tutti e di nessuno.
Il confronto è una passione infinita, é superamento di se stessi, è un viaggio con dentro tutte le emozioni. È confronto, incontro, scontro, discussione.
È un incontro d’Anime che si spogliano e si amano oltre le piú banali e convenzionali trasgressioni stando semplicemente insieme, attraversandoci, conoscendoci e volendoci il bene più sincero, trasparente, focoso, folle, pazzo, divertente, immenso, commovente, romantico, stare io e te insieme con le nostre parole tra abbracci, baci, cercarci nel dialogo.

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

due

Ci sono piccoli fiori, colorati dal profumo delle loro umiltà. Crescono in un palmo di mano, nascono in un pugno di terra bagnata da lacrime, abbracciati nel sole.
Sono fiori che scrivono i loro petali, presi dal vento e catturati nel tremore d’un improvviso bacio, quei giorni di quotidianità attraversando le paure delle loro fragilità. Son fiori piccoli perchè si ritrovano ad essere grandi in un abbraccio, un gesto che voi chiamate amore.

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

due

– “Prima o poi finirà secondo te il bene che ci lega? E come ce ne accorgeremo? Me lo dirai, ne parleremo, mi dirai se il tuo cuore non batte più per me? E mi dirai perchè non batte più per me? Dove ho sbagliato, dove non combacio a te perfettamente? E se battesse per un altro? Me lo diresti prima di lasciarmi? Ci proverai a farti davvero riprendere da me? Scapperai e sarà un gioco d’un addio che sa di ritorno per amarci ancor meglio, un altro po? E se l’attrazione finirà tu te ne andrai per altre attrazioni? Non ci crederai più in noi? E credi che riuscirei a capirti e comprenderti visto che ti amo? Insomma, visto che non lo penso ma mi dici così, mi è legittimo pensare che per te è già finita? Guardi coi tuoi occhi di donna già al domani, guarderai il futuro dai tuoi occhi non più illuminati dalla nostra speranza? Avrai certezze e mai un briciolo di dubbio e poi che tutto sarà un continuo amarsi fino a quando, tolta l’attrazione la passione la novità, resteranno la fiducia la complicità l’intimità la sincerità? Ci crederai nella nostra capacità di annientare l’amore e mettere tutto di noi in discussione per essere più belli e foriti di prima? Crederai che un tradimento si possa evitare semplicemente parlandosi e dicendosi proprio tutto in totale sincerità, soprattutto nei momenti di fragilità, nelle paure, nelle incomprensioni, per non perdersi mai, fino ad arrivare a dirsi, prima di tradirsi che si è presi da un altro? A cercare aiuto perchè nessuno vuol commettere più gli errori di un terribile oramai passato?
Io per te farei di tutto pur di non perderti, scriverei anche una poesia d’addio per farti capire cosa vuol dire quando accetti tutto dalla vita, anche la propria morte nel Cuore. E che non esistono tribunali e avvocati che decidono per te, me, nessuno, con la magica fottutissima formula del “consensualmente”, e che è giunto il mio tempo per farmi da parte perchè, senza un valido perchè, tu hai deciso che nel tuo cuore non c’è più posto per me?”

…”Sono piccole storie
In ognuna un viaggio in bilico
Tra sogno e speranza
Fatta di realtà e poi partenza.
Dove ci lascio un pezzetto di cuore
E mi ritrovo solo
Una valigia rossa
Dalle fattezze rotta
Perchè stretto entra un nuovo dolore”…

-“Sarebbe bello incontrarsi ciascuno che viene da un viaggio precedente e perso nel proprio dolore. Non ci sarebbero passioni e il fragile sesso come fondamenta,
e nemmeno tanti sogni e speranze da mettere a cuocere sul fuoco in una cucina d’una casa inesistente. Ne quadri o mobili nuovi da acquistare. Sarebbe bello mangiar per terra e condividere un pezzo di cielo, lasciarsi mordere dall’unica fame, quella di volersi bene. Sarebbe bello rinunciare alle capacità che ognuno possiede delle leve che agitano e smuovo mondi fatti di dei sensi di colpa. Ci potremmo fare un fuoco coi rami secchi dello stupido orgoglio e un antidoto per curarci dalla velenosa ipocrisia. Sarebbe semplice vivere di dialoghi e nutrirsi delle lacrime e dolore dell’altro. Sarebbe bello percorrere giorno dopo giorno un pezzo di strada insieme, in bilico perenne tra come sono io e come sei tu. E aspettare il tramonto, per capire se anche domani ci sceglieremo e saremo ancora accanto aspettando l’alba, nell’attesa d’un sogno da vivere insieme un altro giorno ancora”

-“io non ho nulla da darti, sono caduto e fallito in tutto, nelle cose più semplici e mi resta da scrivere solo poesie, perchè io vivo lì grazie a te, tu sei nelle parole di quelle poesie, tu sei nelle emozioni che vivo, sei in tutto ciò che mi rimane di più caro, il respiro, il battito, sei il mio unico pezzo di cuore. Il resto non ce l’ho più, l’hanno preso, disprezzato, venduto e gettato via, perchè per gli altri io non servivo più a nulla”-

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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sigare

Ho visto gente dileguarsi. Erano gli stessi che per ciò che scrivevo dimostravano di essere così tanto interessati. Erano gli stessi che dicevano di conoscere la vita, l’amore, l’anima, le poesie, la passione. Ma poi bastava poco per capire che badavano all’esteriorità, all’aspetto fisico, al compiacimento personale, al loro puro edonismo.
E quando non gli piacevi fisicamente o non rientravi nelle regole del branco che governavano il loro gregge, poesia anima e cuore diventavano solo fumo che fuoriusciva dalle loro grandi bocche.
E tu restavi cenere, come già eri prima, uguale a come erano loro.

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

due

“Persone che sono entrate nella mia vita, che ho conosciuto fino a farmi male l’Anima ne ho incontrate. Molte hanno fatto una breve pausa della vita e poi sono ritornate in viaggio. Non ho mai preteso nulla se non la verità loro. E me l’hanno data andando via. Ho preparato piccoli pezzi di Cuore, un pò di pane caldo perchè mo preoccupavo per il loro viaggio, breve o lungo che sia. Chissà se poi, chiusa quella porta abbiano gettato via ciò che ho loro donato. Poco importa, l’ho fatto. Credo sia capitato anche a Te. Credo che anche tu abbia pezzi mancanti di Anima e Cuore.
Ma io e te cosa siamo?
Io con te ci sto bene, i perchè sono tantissimi.
Il più importante credo sia che vivo l’amore con te, mi lascio attraversare, non oppongo resistenza, come una goccia nel mare tra tempeste, una lacrima di cielo. E vivo tremori e timori. Ma cosa siamo io e Te a volte me lo chiedo.”

‘Non lo so. Ogni giorno ci parliamo, ci ascoltiamo, ci uniamo nei nostri discorsi folli di vita vera. Non c’è tregua mai tra me e te. Forse è questa ricerca continua di noi che ci tiene insieme.”

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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