Sei bellissima – Loredana Bertè

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Pensieri

Scritti nel cuore

Riaffiorano durante le ore del giorno

Fatte di silenzi

Che assumono le forme del tuo corpo

Di un fiore immobile nel deserto

E tutto ciò che senti dentro

È un vuoto incolmabile

Dove affondano l’amore

Le tue radici

Provo a pensarti,

A camminare sulle righe dove asciughi i tuoi pensieri.

Provo a immaginare cosa vedono i tuoi occhi

Un campanile,

I suoi rintocchi

Simili ai passi lenti e fiacchi del caldo

Che avanza per le strade deserte,

Che si riposa sui pochi tetti dalle tegole rosse

E cotte come gli amori

Persi nei tuoi occhi

Nei tuoi bellissimi tramonti.

Provo a pensarti,

E vedo l’Oceano

Ondeggiare sui tuoi tacchi

Muoversi agitarsi nei tuoi occhi.

 

Giuseppe La Mura 22 ago 2018
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Non farmi scappare – Capitolo VI

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Capitolo VI

Per noi non c’era una casa fatta di mattoni, pareti bianche, finestre, ne suppellettili comprate dal ritorno dei nostri viaggi, anche i viaggi non li avremmo mai avuti. Il nostro tempo era concentrato a pochi attimi, vissuti intensamente, densi, pieni di emozioni fortissime, a volte violente. L’incontro era di una bellezza indescrivibile, impetuoso, irresistibile, forte, tenace. Sembravamo due ragazzini che scappavano via di casa per incontrarsi al parco, lontano da tutti, seduti su una panchina dietro le siepi a baciarsi, toccarsi, sfiorarsi, oppure due adolescenti che correvano in bici lungo il mare, annusavano l’aria, la brezza, la voglia di libertà, di coprirsi di baci e di carezze al tramonto. E i nostri addii erano violenti più degli incontri. Sembravamo due che dovevano scappare via all’improvviso, come se fuori ci fosse il coprifuoco, e ci salutavamo così rapidamente che il distacco era forte, brusco, a volte drammatico. Sembrava che l’amore che avevamo fatto insieme prima fosse cancellato, come quando si abbatte il mare sulla spiaggia e porta via con se tutto, lasciando il vuoto assoluto. Era violentissimo il nostro amore, come le tempeste improvvise, non c’era mai dato il tempo di un preavviso. Ed era altrettanto violento far insieme l’amore. Era di una violenza dolce, rassicurante, perchè i nostri corpi erano lì da soli, insieme, uniti, l’uno dentro l’altro. Erano sensuali, misteriosi, complicati i modi che avevamo per fare l’amore. Non erano mai scontati, mai decisi prima. Avevamo soltanto una gran voglia e desiderio di stare insieme, di toglierci di dosso le solitudini della vita, le amarezze, le tristezze. Avevamo soltanto voglia di sentirci l’una addosso all’altro per tenerci compagnia, per aiutarci ad andare avanti, a tenerci idealmente per mano quando non saremo potuti stare insieme. Non era sesso, era amore, parlavamo prima e dopo il sesso, ci baciavamo prima e dopo, ci confrontavamo anche negli sguardi, nel silenzio. I suoi occhi leggevano i miei e io facevo lo stesso con lei. Era bello accarezzarla mentre eravamo in silenzio, mentre preparavamo l’amore, mentre lei dormiva. Le accarezzavo le gambe, le baciavo la schiena, infilavo il mio viso tra le sue scapole, la stringevo forte fino a sentirla respirare dentro di me. Era come stare sul mare d’inverno, vederlo infrangersi sui frangiflutti, era così stare con lei, poca quiete, tanta tempesta. E io amavo alla follia quella sua tempesta, quel suo partire e tornare, andar via e ritornare. Non c’era nulla di stabilito, ogni volta che l’abbracciavo, dentro di me mi chiedevo se fosse stata l’ultima volta e poi non l’avrei più rivista perchè non sarebbe tornata. E allora mi ubriacavo di lei, dei suoi capelli, del suo viso, dei suoi occhi, l’amavo molto più di quello che vedeva lei, non parlavo, mi ammutolivo per interiorizzare quel momento e non dimenticarlo mai. E così anche quando facevo l’amore, le davo tutto di me, ogni più piccolo pezzo perchè lei mi ricordasse cos’ come io stavo facendo per lei. Si, l’amore è un viaggio, avrei voluto lei come mia compagna di viaggio, ma lei aveva sempre un treno pronto per tornarsene a casa, da sola, senza di me e io lo sapevo e non potevo pretendere nulla da lei. Imparai cos’è l’Amore. Eravamo due rive distanti che per pochi attimi s’incontrano, si toccano, si sfiorano e poi si separano di nuovo, senza sapere mai se si rincontreranno di nuovo e in questa assurda consapevolezza c’era la forza misteriosa che ci univa, c’era l’amore.

 

Giuseppe La Mura ago 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Poesie

Parole che scivolano dalle dita

Un fiore che vive di solitudini

Un fiore coi suoi petali

Che nasce e che muore

Poesia

Una dolce malinconia

Come baci sulle labbra

Come rugiada all’alba

Poesia

L’amore tinge di rosso il cuore

Come il mare bagnato d’un tramonto.

 

Giuseppe La Mura giu 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Mi sveglio alle quattro

Non so se è mattino o ancora buio nell’Anima

Ma per strada c’è l’odore di una notte,

C’è chi è sveglio prima di me

E si prepara il primo o l’ultimo dei suoi caffè.

Resti Tu

Tra la notte trascorsa e l’aroma di caffè

Resti Tu

Appiccicata come le mattine di questa estate

Che nascono già infuocate

Sospese tra l’anima e le labbra,

Nel corpo al sole,

Pieno di luce e Amore. 

Giuseppe La Mura lug 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

L’amore

È soltanto un dono

È un’emozione infinita

Grande com’è grande il mare.

È un attimo fatto di infinite sensazioni

Che sembra durare un’eternità.

A volte ti resta accanto

Appiccicato come il sale al tramonto

Che con una doccia se ne va.

Altre volte

Resterà scritto il suo nome

Sulle pareti del cuore

E niente e nessuno le cancellerà.

Il caldo stringe alla gola

Soffoca i pensieri.

Sul letto,

Giace un libro aperto,

Sfogliato dal vento,

Una pagina che stavi leggendo.

E le parole scritte sono pensieri

Che ti riportano indietro,

A viaggiare nel tempo.

Chiudi gli occhi,

Inizi a scrivere la storia del tuo amore

A descriverti nei racconti,

A cercare, rovistare tra le lenzuola

Tutte le tue emozioni.

E sogni i desideri ti scivolano addosso

Come perle di sudore

Che rigano, solcano e bagnano il tuo caldo corpo.

I baci d’un tempo

Scivolano giù dalle socchiuse labbra

Cadono dovunque,

Scrivono ancora pagine,

Scrivono e cercano ancora l’amore

Seguendo le linee immaginarie dei tuoi desideri.

E ti addormenti al sole,

Lentamente cadrà sul tuo seno,

Scivolerà dentro di te

Come se tu fossi mare

Ad accogliere il sole

Tutto l’amore che muore nel tramonto.

 

Giuseppe La Mura ago 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web