baci

L‘odore della notte

Poco prima del nascere dell’alba

Come i miei occhi poco prima del giorno

Mentre umidi scrutano il cielo tra grigio e roseo

Mi rivolto nel letto

Sensazioni, emozioni non sanno aspettare

Sento il cuore respirare

Il Calore squarcia i veli di seta nel petto

Il Vento attraversa le foglie ingiallite rimaste

Io perso, giaccio tra gli odori umidi del bosco

Mentre struscia l’amore tra le calde lenzuola.

 

Giuseppe La Mura nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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#piccoleStoriediAmore

labbra

C’è un solo modo di sentire l’amore. È lasciarsi travolgere dal desiderio, da un incendio che divampa d’improvviso nell’assenza, nella mancanza della persona amata. E tutto ciò che resta da fare non è resistere ma gettarsi nel mezzo per incendiarsi fino a morirne per l’assenza e senza patire alcun dolore, perchè nessun dolore sarà tanto più grande dell’amore che porti stretto in silenzio nelle stanze del cuore.

Giuseppe La Mura nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

fumo

Sono passi leggeri su di me

Cammi adagio come la luna sui tetti di notte

Ti posi con lo sguardo

Incendi di buio l’Anima bianca e pallida

Mi graffi

Squarci le tenebre di luce soffusa attraverso gli scuri

Mi guardi attraversando le imposte semichiuse

Sono in una stanza vuota

Giaccio in un letto disfatto dove dorme il cuore

Senti l’odore della solitudine

E il tuo corpo rabbrividisce di freddo

Ti emoziona ancora incontrare l’Amore.

 

Giuseppe La Mura nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

città

Ero appena arrivato in città, le luci della sera sfavillavano nei miei occhi, sembravano frammenti di vite altrui come schegge impazzite che si rincorrevano freneticamente da un capo all’altro di loro incroci obbligati davanti ai miei occhi, come se tutto il loro scorrere dovesse assumere per me un perchè. Era freddo dentro di me, non tanto fuori per strada e seppur ci fosse questo frenetico andirivieni di gente intorno a me, restai indifferente, come uno spettatore distaccato, disincantato, abituato a vedere e vivere queste scene coi propri occhi e col proprio cuore, un film già visto e vissuto. Speravo, sperai fino all’ultimo di incontrarti e vederti, ma in realtà era solo mia questa speranza, questa illusione. Allora sopraggiunse un vuoto, un senso di colpa improvviso, uno schiaffo auto inferto per svegliarmi, smettere di sperare, e solo allora capii di essere stato egoista solo a pensare di vederti, colpevole di provare un sentimento per te così grande da portarmi a raggiungerti per vederti, incontrarti, amarti. Mi spezzai l’Anima per far fuoriuscire ciò che avevo dentro. Aprii una ferita, l’ennesima e lasciai uscire tutto ciò che avevo dentro, un fiume in piena che tutto trascina via con se, senza porre argini, barriere. Ti aspettavo ancora ma guardavo nel vuoto che ora ritornavo ad avere dentro, un abisso fatto di silenzi, parole ferme tra il cuore e la gola, che non riuscivo a domare. Girovagai nei miei pensieri, senza muovermi da quella camera. Guardavo attraversando i vetri, le luci delle auto veloci, le luci ferme dei lampioni, gli autobus trasportare cuori e anime e pensieri in ogni direzione. Guardavo oltre, mi guardavo in un bar, seduto a bere, a riempire quel vuoto che colava dai bicchieri zeppi di alcool finissimo, inebriante, inutile, come tutti i fiumi di parole dette finora. Mi sarei ubriacato e avrei sentito lo stesso dolore, il vuoto, la solitudine, l’amarezza dopo tanto inutile dolce. Mi guardavo e seppur lì fermo, immobile, fu come se fossi uscito lo stesso, come se mi fossi ammazzato lo stesso, schiantato contro un muro per lasciar uscire l’Anima da un corpo finalmente rotto. E sentii che io non ero parte del tuo cuore, ero un passeggero, una foto d’un istante della tua vita, ero uno piombato così nel cuore della notte che può aspettare l’alba del giorno che arriverà. Ero solo uno stupido innamorato, che non ha nulla di meglio da fare che riversare su di te le speranze d’una notte che è soltanto da poco iniziata, un bambino che ha paura, un uomo perso dentro di se che non guarda in faccia la realtà. Uno che ti ama senza un perchè, mentre tu già sai tutto di me, di te e che fine sarà di Noi, se inizio mai ci dovesse essere. Ecco cosa capii, ancora per una volta, che non puoi Amare se non ti ammazzi nel Dolore, se non ti perdi e ti riprendi, se non cadi e ti rialzi e impari da te stesso cosa davvero vuoi dalla tua vita. Io lo sapevo, volevo dirtelo quella sera stessa, domani sembrava già così lontano e troppo tardi. Dovevo consegnarti il mio unico messaggio che sarà pure stupido, inutile, puerile, infantile, deleterio come lo è stato. Il mio è conoscere, sperimentare fino alla morte, soltanto con Te, tutte le facce dell’Amore.

Giuseppe La Mura nov 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

due

Mi manchi. Mi manchi proprio tanto, come il sole l’aria il mare che arriva dritto nei polmoni. Mi manchi negli occhi nelle mani nei petali d’un fiore. Mi manchi come se mancasse il mio libro preferito tra le dita che ho letto tante di quelle volte che lo rileggerei altre mille e mille ancora. Mi manchi come mancano quelle frasi sottolineate che ti prendono l’anima tra le pagine di quel libro che amo. Mi manchi come manchi a due labbra che ti cercano ad occhi chiusi e aspettano il sole che le bagni all’improvviso. Mi manchi come manca il vino al suo bicchiere perchè non smetteresti di berne ancora. Mi manchi come se tu fossi un dolce squisito unico che non mangio da appena ieri e che una sola pasticceria al mondo è in grado di farlo così, così dolce e amaro. Manchi come il caffè del mattino, come il calore intrappolato al mattino tra le lenzuola del mio nudo letto. Mi manchi perchè sei l’unica a tenermi in piedi in mezzo a tutto il caos che gravita intorno a me.
Mi manchi, si mi manchi un casino.

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

due

Il giorno si spegne tra le braccia della notte

Ed il buio posa i ricordi sugli occhi

Come quelli del giorno appena trascorso

Come due che hanno appena fatto l’amore

E nella stanza buia

Restano per un attimo abbracciati

A baciarsi stretti ancora nell’anima.

 

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web