#piccoliRomanzi

due

“Lei era poesia”
La sala era gremita. Odiava l’ansia che ogni volta l’assaliva prima di una presentazione. Troppa gente. Troppi occhi che la guardavano in modo attento. Non si sarebbe mai abituata alla confusione, alle persone, al sentirsi al centro dell’ attenzione. Eleonora era una scrittrice. Di quelle un po’ strane.
Fisico e mente che attiravano l’attenzione, in contrapposizione con un carattere riservato e molto quieto. Continuava a posizionare le copie del suo ultimo libro e puntualmente le spostava e ricominciava da capo. All’improvviso la pila di libri con un tonfo cadde a terra facendo un baccano assurdo. La donna si mise a raccogliere le copie con un imbarazzo che sfociava tra il voler sprofondare e il mettersi a piangere. Testa bassa e mani tremanti. Vide due mani unirsi alle sue. Alzò lo sguardo e si perse in due occhi neri come la pece. Abbassò la testa e farfugliò un ringraziamento in modo veloce ed imbarazzato. L’uomo le prese dalle mani tutte le copie e le posizionò in modo impeccabile sul tavolino. La relatrice della serata iniziò a parlare. Eleonora si voltò e l’uomo sparì in mezzo al pubblico. L’uomo aveva visto Eleonora il pomeriggio quando giunse in albergo.
Era lo stesso hotel dove aveva prenotato pure lui. L’aveva notata mentre lei faceva il check-in alla reception. Una visione femminea fasciata da un vestito verde smeraldo elegantissimo che copriva un corpo dalle curve sinuose e sensuali ed i capelli lunghi e castani che scivolavano morbidi sulle spalle. Era attratto da quella donna, dai modi semplici che mal celavano la sua femminilità elegante e raffinata. Aveva una voce profonda e sicura ma si capiva, da come gesticolava, che era un po’ nervosa ed agitata forse per il viaggio o per qualcosa che doveva accadere di lì a poco. Poi la donna prese le chiavi, il suo piccolo bagaglio e svanì salendo in ascensore. L’uomo rimase lì seduto e continuò a pensarla. Era curioso e cominciò a porsi le domande più fantasiose riguardanti quella creatura: se era sola, cosa ci faceva lì, se aspettava qualcuno o se era lì per motivi di lavoro o per semplice svago.
Mentre ripercorreva nella mente il volto e il corpo di quella donna trascorse il tempo a fantasticare. Eppure aveva un aspetto familiare. Dove l’aveva già vista lo capì appena si presentò alla presentazione letteraria consigliata da un suo amico editore. C’era andato per curiosità, e vedere quella splendida donna presentare il suo libro ed aiutarla con quei libri caduti a terra gli sembrò una benedizione dal cielo. Sentì tutto il disagio di lei mentre raccoglieva i libri dal pavimento e quello fu un richiamo a correrle incontro ed aiutarla ad uscire dall’imbarazzo. Alla fine, quando tutti i libri furono raccolti lui sparì. Eleonora si sedette a fianco alla relatrice ed iniziò ad esporre il suo libro. Fortunatamente per lei, nel momento in cui la scrittura era prevalente nei suoi pensieri tutta l’ansia spariva. In quel momento era sola, con le sue poesie ad emozionarla. Nessuna folla. Nessuna notorietà. Era indispettita dal pensiero di quei due occhi neri. Le avevano lasciato l’amaro dell’abbandono dopo la dolcezza dei gesti.
Abituata ad essere corteggiata si sarebbe aspettata un comportamento diverso. Probabilmente sbagliava. Era solo un gesto di aiuto da parte di un uomo cortese. La lettura dei testi accompagnata dalla melodia di un violinista avevano creato una suggestiva aurea poetica. Il pubblico era interessato ed emozionato. Le domande a cui rispondere erano numerose ed interessanti. Eleonora esponeva in modo delicato e colmo di grazia, con voce calma e carezzevole. All’improvviso una voce fece una domanda molto diretta chiedendo se lei fosse protagonista delle poesie del libro. Faceva riferimento ad una delle più belle poesie della silloge, di natura erotica.
Il silenzio avvolse la sala.
La donna cercò l’interlocutore che aveva posto il quesito. Era l’uomo dagli occhi neri.
Silvana, la relatrice cercò di intervenire all’imbarazzo creatosi da una domanda così diretta ma Eleonora la fermò.
“La natura espressiva delle poesie raccontano le sensazioni dell’ autore. Quindi spesso c’è una versione biografica e vissuta”.
L’uomo sorrise, e fissò la scrittrice in modo profondo.
Eleonora si sentì “svestita” da tale sguardo.
Nuda ed eccitata da quegli occhi scuri come la notte.
Quella risposta, quelle parole, quel tono di voce, quegli occhi scavarono un solco dentro l’anima dell’uomo tra il prima e il dopo di quell’attimo durato un istante. Un fulmine, ecco cosa venne in mente all’uomo. La sua domanda, un lampo nel cielo come uno squarcio di luce. Lo sguardo di lei, poi un istante di silenzio e la sua risposta.
Ed eccolo, il rumore del tuono che colpì l’uomo direttamente allo stomaco fino a sconvolgergli il battito del cuore. Lui rimase col sorriso dentro per tutta la serata. Aspettò la fine della presentazione in disparte, e mentre l’osservava cercava di capire se fosse accompagnata. Nessuno era accanto a lei. Nessun uomo l’affiancava e la traeva a sé. Era attorniata soltanto da poeti e scrittori che si complimentavano con lei e poi si ritraevano in educato ordine. Lei stessa evitava ogni tipo di avances che andava oltre i complimenti per il libro. Ne era infastidita addirittura. Era una donna molto riservata. Una donna forte e molto intensa. Solo gli uomini che non erano spaventati da lei potevano attrarla. L’uomo decise di aspettarla nella hall dell’albergo dove alloggiavano entrambi. Lei arrivò a fine serata, dopo un invito a cena probabilmente. Si avvicinò alla reception, chiese le chiavi, sorrise augurando la buonanotte e s’avvicinò all’ascensore.
L’uomo si alzò dalla poltrona e s’avvicinò all’ascensore. Lei alzò lo sguardo, rincontrò quegli occhi neri che tanto aveva cercato invano alla fine del reading del suo libro. Lo aveva cercato ovunque, tra la folla, tra gli uomini numerosi presenti in quella sala, ma senza esito. Non c’era, svanito nel nulla ancora una volta. E l’aveva fatto cercare anche dalla sua relatrice. Ma nessun uomo come lui era in sala. E ora se lo trovava dinanzi a lei. L’ascensore scendeva giù ma il tempo scorreva lento. Eleonora vide gli occhi dell’uomo rapiti da lei. Lui sorrise per primo, e quando s’aprirono le porte dell’ascensore e nessun altro entrò nella cabina lei ne fu felice. Sentiva il cuore battere forte quando l’uomo chiese a che piano andasse.
Lei rispose il terzo piano e lui premette il piano richiesto. Vide le mani di lui grandi e forti premere quel tasto e le porte si chiusero. Eleonora sorrise e chiese se lui avesse già letto il libro.
Restò sbalordita quando lui recitò a memoria la stessa poesia che aveva suscitato quella domanda in sala. Lo guardò negli occhi, aveva brividi ovunque, era scossa e commossa, vulnerabile e allo stesso tempo sperava in un gesto di tenerezza.
Nemmeno il tempo di immaginare un gesto simile, che l’uomo le accarezzò il viso facendole spuntare un dolcissimo sorriso. Rimasero così, vicini ed in silenzio per tutta la durata dell’intero percorso dal piano terra al terzo piano.
Poco prima che s’aprissero le porte lui le sfiorò con un bacio le labbra delicate che cercavano le parole di lui soltanto in quel gesto.
Un battito d’ali. Uno sfiorare lieve. Come una piuma delicata tra le labbra dolci.
Un omaggio alla bellezza, alla poesia, all’emozione che il loro incontro aveva destato.
Eleonora ne era stupita. Quell’uomo era strano. Aveva la delicatezza e la forza mescolate insieme. Si sentiva la mascolinità di lui trattenuta e farsi silenziosa per non spaventare.
Dolcezza che invadeva la donna di mille quesiti. S’intravedeva la sua anima di maschio scalpitare, imprigionata dal controllo mentale. L’uomo si scostò e sfiorò i capelli di lei in una carezza leggera. Eleonora restò lì, senza parole. Rientrata in camera s’incolpò di essersi lasciata andare. Per un istante lui l’ aveva ammaliata. Si spogliò e si mise a letto. Il telefono della stanza squillò. Era una voce maschile. Un sussurro lieve.
“Tu sei poesia. Lascia che io legga la tua anima”.
Iniziò la notte. Ed una telefonata di puro amore.
A volte è così. La vita ti mescola le emozioni. E poi si sceglie con chi viverle.

© – Orietta Romanato – 2018 – Tutti i diritti riservati

Poesie di Orietta Romanato
è concesso in licenza con licenza
Creative Commons Attribution-
NonCommercial 4.0 International

© – Giuseppe La Mura – 2018 – Tutti i diritti riservati

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Fatti d’Amore

“Fame d’amore”

I miei occhi sono incastrati ai tuoi.
Nella penombra fissano avidi
il tuo volto, le tue espressioni,
mentre prendi possesso di me,
e di quello che è rimasto del mio cuore.
Afferro il silenzio e ne faccio rumore.
Grido il tuo nome, smembro la fame
che sento arrivare tra gli affondi fluidi.
Sento il tuo odore di donna accarezzarmi la mente, i miei occhi si posano irruenti nei tuoi,
come le mie mani nude sui tuoi morbidi fianchi.
Azzanno il tuo collo con languidi baci
e sento sotto la tua pelle scorrere silenzioso
un fiume rosso.
Dal profondo delle tue viscere risalgono
gemiti e sussurri quando affondo dolcemente
il mio corpo dentro il tuo.
L’ anima si spezza, tra l’ orgasmo che invade ogni cellula viva, ogni battito di cuore.
Mi perdo e mi ritrovo, mi sfaldo e mi ricompongo, come sabbia accolgo
le onde del tuo mare.
Il chiarore morente del giorno fa spazio
alla sera e le ombre giocano a nascondino
tra le pieghe del cuore.
La pelle nuda trasuda sesso, fame e possesso in ogni tocco errato.
Le mani strette, le labbra tumide, le cosce aperte, la virilità estesa.
Un bacio poi un altro e altri ancora.
Lecco la tua lingua e con le mie ruvide labbra scendo sui tuoi dolci declivi, sulle tue morbide valli.
Mi soffermo con la bocca sui capezzoli turgidi e disseto il corpo.
L’ anima penetra tutta, mentre mi accarezzi e stringi le gambe intorno ai miei fianchi.
Mi sento perdutamente tuo mentre affondo nel mare del tuo piacere.
Ti sento stringermi forte, tenermi dentro mentre spingo e facciamo l’amore.
L’ amore è così strano.
Ha il sapore acre del sesso mescolato al miele. Quel gusto salato di sudore e umore, mischiato alle labbra gonfie di passione.
I tuoi occhi ferrei non mi lasciano fuga,
nella mente penetri, in me invadi.
Il respiro si ferma, viene a mancare,
mi spoglio dalla paura, mi denudo il cuore.
Ti vedo tremare. Sei tra le mie braccia.
Sei il mare accarezzato dal vento.
Ti stringo ti prendo, ti abbraccio stretta
e ti porto sul mio petto.
Ti sfioro di passione le labbra mentre mi scopro ad amarti l’anima con un bacio.
Ti sciogli in dolci sorrisi e rivedo brillare i tuoi splendidi occhi.
Ti senti donna mentre respiri e vivi dell’amore che hai.
La notte è alle porte e coglie impreparati
noi amanti.
Le stelle accarezzano le nostre sagome abbracciate nelle ombre della stanza.
Tutto è placido ora, amore si respira nel silenzio addosso

– DolceAmaro

– Piccole Storie di Amore

mar 2018
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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Capitolo I

Le piacevano i Romanzi, le storie d’Amore. Le piaceva avere un Amore da nutrire nel Cuore.
E iniziò a leggere altre righe, altre pagine sognando un bacio, una promessa, nutrendo la speranza di incontrare fogli vuoti da scrivere insieme all’autore.

Fine

 

Giuseppe La Mura lug 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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– Capitolo I

Amavo i viaggi, intensi, vissuti, emozionanti.
La guardai negli occhi, entrai fino alle porte del Cuore e sfacciato le chiesi:

-“Me lo darebbe un passaggio in Paradiso?
Il suo sguardo, il suo viso, il suo dolce sorriso.
Lei è bellissima.”-

-“Se mi accompagna, ci andremo insieme”-

– Fine

Giuseppe La Mura mag 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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– Capitolo I

-“a cosa serve tutta questa poesia, questi sentimenti ed emozioni?”-

-“serve a restar soli, a farsi il vuoto intorno, colmarlo di solitudine. Come petali inutili che sotto le sferze del ventio cadono fragili in terra a colorare i nostri tristi e vuoti giorni.”-

– Fine

Giuseppe La Mura apr 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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pistola

– Capitolo I

-“dove sei stato? Cosa hai fatto? Nel frattempo che tu eri via, hai ucciso me, il nostro amore. M’hai dimenticata, trascurata, abbandonata.
Una Rosa cotta nuda sotto al sole.
Ora t’uccido. Non mi servi, non voglio un uomo già morto”-

– Fine

Giuseppe La Mura apr 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web