piano

E cancellerò
Sangue raggrumato
Lacrime secche
Dai tasti di un antico canto.
Osserverò il male
Con rispetto e distacco.
Non fa poi male,
Si intravede lo scintillio dei coltelli.
Nel buio dei ricordi
Restano soltanto lame
A tener uniti lembi sfrangiati
D’Anima consunta e disarmata.
Non tremare
Sono solo ricordi,
sono soltanto inutili ricordi.

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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jukebox

Eh si, si fanno i conti con il passato, per pareggiare e intuire il decorso del fiume che lento procede verso il mare.
Un passato remoto direi, se penso ai tanti accadimenti della vita.
E capisco a suon di tasti e lettere, schiacciate e impresse una dopo l’altra, il senso delle cose che scrivo, che mi prendono dentro e che poi mi va di scrivere, liberando le stesse parole come fossero aquiloni al vento in un pomeriggio d’estate al mare.
E il mare è tutto.
Figlio degli anni ’70 e da sempre appassionato di musica, sono cresciuto con canzoni, melodie e testi di quegli anni, gli anni ’70.
Le lunghe estati iniziavano a giugno con la chiusura delle scuole e terminavano agli inizi di settembre.
Sempre trascorse al mare quelle estati solari in un decennio oramai lontano, dal 1974 al 1984, in giro per alcuni campeggi sparsi tra calabria e campania.
E tutto ciò di cui avevo bisogno era la sabbia, il mare, gli amici, una cottarella per la più intrigante, accattivante del campeggio e la musica, la colonna sonora, il pilastro di quelle interminabili estati.
E non era calcolato, studiato, imposto dalla mia volontà. Era semplicemente la mia volontà a seguire l’istinto, la bellezza colta nei piccoli istanti fatti di ingenue e a volte dolorose scoperte.
Ho sempre guardato i più grandi di età per capire se ci fossero segreti particolari per vivere da adulti, da grandi, cogliendo il significato, adattandolo alla mia vita senza mai imitarli, copiarli, anzi volevo essere migliore dei loro evidenti errori.
Ma alla fine volevo semplicemente divertirmi, conoscere nuove persone, e nuovi paesi, e città, e occhi, e labbra, bontà e cattiverie.
E le cottarelle andavano e venivano come le onde del mare e le amicizie pure. Pure le delusioni si alternavano a momenti di felicità intensi ma brevi.
E allora ecco che subentrava la malinconia, la mancanza di felicità, la mancanza di quegli occhi che mi avevano rapito l’Anima e allora la musica diveniva la mia compagnia migliore e mi rifugiavo in tutti quei fiumi di parole e melodie annegando i dolori nell’aspro del limone e nella freddezza agghiacciante del ghiacciolo.
Al bar, col ghiacciolo stavo per ore seduto ad ascoltare il Juke Box. Il mio budget era limitatissimo ma lo sfruttavo al massimo.
La felicità costava davvero poco all’epoca, 50 lire a canzone.
Ma il bar non era affollato nei pomeriggi lunghi caldi e interminabili delle estati calabresi. Il ghiacciolo si consumava lento e nel frattempo seduto lì osservavo gli amici, la cottarella che passava di braccia in braccia di mani avide e labbra troppo strette, troppo stupide. Stupida Lei, non sapeva cosa si perdeva perchè non vedeva me.
E i grandi che mettevano le loro canzoni scelte per se stessi o per gli amori che tenevano gelosi per mano, sotto al braccio.
E si, i bikini all’epoca erano sinonimo di estrema libertà sociale, emancipazione conquistata dalle Donne e l’uomo “faceva” l’Uomo, per apparenza o solo perchè era davvero così, tenendo strette le proprie Donne. E quante coppie clandestine che vedevo aggirarsi ai bar e poi nascondersi tra languidi abbracci e proibite carezze rubate tra i canneti complici disseminati sulla spiaggia.
E poi ciascuno a correre verso le proprie compagnie “ufficiali”.
Con il tempo ho capito di aver fatto gli stessi errori , altro che migliore. Ho intuito che loro non avrebbero commesso errori, era soltanto la vita che portava e porterà a sbagliare di continuo, per amore. Il motivo sarà per sempre e per tutti l’Amore, diamo la colpa a Lui e il nostro alibi l’avremo tutti, sarà incrollabile.
Ah quanti ricordi con quelle musiche dell’epoca che confesso se non fosse perchè con YouTube ricercarle e trovarle è facile, per molte di esse sarebbe stato assurdo, impossibile.
Tanti ricordi a tutti.

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Erano due

baci
Erano due a cui mancavano parole
Erano tutte appiccicate sulle labbra
 
Erano due a cui mancavano argomenti
Erano fatti da carezze nate tra le mani
 
Erano due a cui mancavano respiri
Erano vestiti di gemiti e sospiri le loro notti
 
Erano due a cui mancava il freddo
Lo scaraventarono lontano dal nudo letto
 
Erano due a cui la vita diede ugual dolore
Si presero per mano e non si lasciarono più.
 ~
Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

gambe

e non hai chiesto stelle
ma t’hanno infangato nella polvere
aspetti le albe
le aspetti sul precipizio del tuo dolore
la solitudine
un macigno al collo
non ti lascia mai.
ti accompagna
tra un amore finito
e l’inizio di un ennesimo film
troppo grigio
colmo di bianco e nero
e allora
guardi
. . .
alzi il capo chino e stanco
. . .
è ancora notte
ma s’appresterà lenta l’alba
. . .
e allora guardi nel Tuo cielo terso
c’è Lei
ti osserva
ti agita il Cuore
ti porta a sognare
vorresti volare
liberarti di quel peso inutile
gravoso.
la tua bellezza
è la tua malattia
e ha volto della disperata solitudine,
meravigliosamente vera e malinconica
come Te.
e allora guardi nel Tuo cielo terso
e guardi Luna
e porti al cielo verso di Lei
i tuoi pensieri docili
le tue umili preghiere
i tuoi umidi occhi che cercano un pò di miele.
e taci per un istante ancora,
e taci nei pensieri
e respiri col Cuore leggero
e taci nei ricordi,
dormono in questa tua notte muta.
. . .
una brezza lieve di caldo vento
spazza via le ultime foglie,
le ultime lacrime dal tuo bianco viso.
. . .
è quasi l’alba, oramai
le strade son quasi deste,
e il tuo Cuore è stanco e ancor vivo.
. . .
la Tua Anima è stata al freddo
un’altra notte ancora

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

nuda

Se oyeron pasos ,
dejarlo allí ,
descansando en el mar ,
en la orilla izquierda del corazón.
pasos ligeros
pasos juntos
Pasos . . . incluso la ola del tiempo de borrado .
Se oyeron pasos ,
dejarlo allí ,
descansando al lado de nuestra vana esperanza .
Eran ejercicios sencillos y baile.
Había amor en la orilla izquierda del mar.

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

mare

Ed eri mare
Ed ero soffio leggero

Alito di vita
Nascevo e sfioravo la tua vita

L’amore
s’incontrava nel pieno fragile di noi

Tra le rocce nere arse brulle taglienti
Non c’erano fiori tra gli scoscesi pendii

E i nostri egoismi s’infrangevano sugli orgogli
Eravamo spuma fatta di lenti baci

Eravamo carezze e schiaffi d’ardore
Eravamo noi

Annaspavamo tra gorghi e fluttui
Andirivieni eterno di mani e corpi

E solo lì eravamo attimi e Amanti
Lì Amore nasceva per Noi

Il mare e il vento si baciavano
Amare era fatto di lacrime di salsedine

accecava gli occhi chiusi di passione,
L’amore.

S’avvicinava furtivo, lentamente a noi
Tra le rocce nere arse brulle taglienti

E tutto intorno era silenziosa calma
Calma piatta apparente.

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Cronache di un Caffè #1

caffè

Cronache di un Caffè

Un giorno come tanti, un cielo uguale a tanti altri già trascorsi, un sole pigro, una primavera assai svogliata, un’aria smunta, nel complesso nessuna anomalia tranne la primavera che non fiorisce. Entro nel solito bar caffè al solito orario, quello di punta. Sono appena le 8 del mattino più qualche minuto e spiccioli di secondo. Un Caffè oramai storico nel centro di questo paesino di provincia ma anche capitale, tra le altre capitali del mondo, del turismo religioso e archeologico.
C’è Rosaria stamattina alla cassa, con la sua divisa maglietta e giacca, fornita dalla ditta, color grigio chiaro e un foulard, colore anonimo, al collo. Il resto del corpo nessuno lo conosce perchè le cassiere, due che si alternano settimanalmente, sono relegate dietro ad un banchetto, sono note a tutti solo per il busto: Ricordano le annunciatrici di una televisione pubblica di qualche secolo fa. Rosaria, oggi tocca a Lei, è paffutella, viso tondo su cui spiccano due labbra a cuoricino. Spiccano perchè sono messe in evidenza con un rossetto color prugna. Per carità nulla contro le prugne però grigio e prugna non mi fanno un gran bell’effetto. Quando Lei sorride, poi, stringe gli occhi e arriccia le labbra che diventano strette e serrate. Oggi è una grande giornata. Prendo il resto e mi dirigo veloce al banco, il caffè lo vorrei gustare per bene e non rovinarlo di primo mattino altrimenti tutta la giornata sarà un incubo con quella prugna stampigliata negli occhi.
Ex Sindaco, Maresciallo dei Carabinieri, Parroco e vice Parroco, tutti radunati e sorridenti intorno al banco. In realtà sui loro sorrisi, sguardi, volti, leggo astuzie che mi ricordano qualcosa, che ha il sapore del politichese
C’è nell’aria qualcosa che non mi convince oggi, saranno forse le prossime elezioni comunali, chissà quali strategie, ricatti, traffici, bustarelle, raccomandazioni.
Oppure saranno i tanti peccati che si aggregano silenziosi, si raduno lì, davanti ai loro occhi così stanchi, pieni, davanti me, al cospetto di quei caffè densi e fumanti di mille e più segreti.
Saranno le mancanze, le mani lunghe, le mani avide, le regole non rispettate, la costituzione, i codici civili e penali, la chiesa, la curia, il vaticano, il Papa, il Comandate dei Carabinieri, saranno le tante assenze e mancanze della gente. Ma io oggi questo caffè lo vedo e lo sento troppo amaro, direi bruciato, puzza di bruciato. Per sorridere e sdrammatizzare saluto Peppe, il macchinista di turno, addetto a manipolare sapientemente quella Macchina da Caffè enorme, sbuffante che mi ricorda tanto i treni a vapore di qualche secolo fa, proprio come la televisione di prima e sussurro a bassa voce:
-“Peppe ma stamattina stanno tutti quanti qua? Con questo caffè di oggi mi hai avvelenato la giornata”-
e Lui
-” e lo vieni a dire proprio a me ? da qua questi non schioderanno, stanno già alla seconda pastarella, al terzo caffè, e non sò quanti ammiccamenti ad ognuno che entra per farsi offrire un giro”-
Alzo le spalle e vado via, silenzioso, quatto quatto e saluto la cassiera. Dopo tutto, ci ripenso, la prugna non è poi così malvagia, c’è sempre di peggio.

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

occhi

Giorni, arrivano giorni da guardare in faccia, da guardarsi allo specchio, capire se il riflesso è speculare e combaciante a se stessi. Guardarsi, senza trucchi, senza inganni, senza alibi alcuno e chiedersi nel silenzio profondo, nell’Anima:
– “chi sei tu? Sono io? sono davvero io in quello sguardo? Spogliati, fammi sentire nel sangue, sotto la pelle davvero chi sei. Togliti quella maschera e guardati con rispetto, con classe, con distacco. Chi vuoi ingannare con quello sguardo? Di certo non me. Spogliati dell’orgoglio, della vanità, delle invidie, delle falsità, delle tristezze, delle infelicità e fammi arrivare dritto al cuore il volto vero, quello che davvero sei, quello che davvero sono, fammi toccare Io.”-

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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labbra

-“sento la mia anima come un muro scolorito, caduto, sconfitto, sbiadito. il ti amo che avevo scritto non riesco da solo a tenerlo in piedi, in vita, sono un disastro” –
. . .
C’erano le nuvole, c’era un sole nato giá stanco da quel cielo grigio metallo. Era maggio ma la primavera tardava, non voleva saperne di nascere a nuova vita. Eppure gli alberi erano carichi di colori, di speranza, traboccavano i piccoli futuri frutti dell’amore e i prati erano un brulicare di minuscole vite in movimento.
. . .
– ” si ti amo, sono qui immersa nel silenzio dei tuoi baci, dei tuoi abbracci ora assenti, delle mie labbra insaziabili e ora vuote delle tue. Tu sei il mio cielo, con gli occhi chiusi amo te. . . Mi manchi da morire . . . Mi manchi solo Tu ” –

Giuseppe La Mura apr 2016
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
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