Una candela,

La sua luce soffusa

Accarezza il buio,

Sfiora Lei,

Il suo corpo delicato seminudo,

Tenendolo lontano dalle ombre del buio,

Fuoco che allontana le paure.

La luce,

Illumina la bianca schiena,

È un mare pieno di spume,

Dove navigar ogni sera.

È l’inizio d’un viaggio,

Il sapore dell’avventura,

È l’approdo caldo dove finir il giorno.

E nelle sottili trasparenze,

Tra le trame calde della luce,

Vorrei scriverle poesie,

Parole silenziose

Carezzarle la pelle con le mie labbra

Disegnando i confini delle sue,

Infiniti baci,

Che arrivino sui petali del Cuore,

Come fossero farfalle

In cerca del loro Fiore.

Giuseppe La Mura feb 2021
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

#piccoleStoriediAmore

“E’ appena l’alba e il sole ancora non ha posato i suoi raggi sul mio volto, dapprima tiepidi  e poi caldi col trascorrere delle ore. Dopo tanti giorni di pioggia mi vien una voglia esagerata di uscire via di casa, scappare via dal calore, dal letto, scappare via anche dal silenzio assordante della mia casa. Preferisco il freddo, l’aria densa e umida,  attendere il nuovo giorno piuttosto che starmene rintanato nel letto aspettando che giunga l’ora per andare al lavoro. Abito vicino al mare, lo amo e non riesco a starci troppo tempo lontano. E’ un luogo sacro, il mare, un santuario, una moschea, un tempio. E questo paesaggio, il golfo di Napoli visto dalla costiera sorrentina, è un orgasmo puro anche se ci si dedica lo sguardo per un solo secondo. Infatti, prima che sia illuminato dal sole, il Vesuvio è color pece, una gigantesca ombra nera, sembra sia fatto di cemento monolitico, non si scorgono le varie sfumature dei colori dovute alla sua natura. Ma appena il Vesuvio è bagnato dalla luce calda dell’alba, dal primo sole, si vede la sommità rossiccia, la bocca del vulcano dipinta da sfumature di zolfo, pietre vulcaniche nude, una macchia che si estende in cerchio completamente desertica, priva di alberi, vegetazioni,  dove crescono pochissime specie di licheni di color grigio. Praticamente è come stare su Marte. E da lontano si vede, soprattutto a quest’ora del mattino perchè il sole da est gli punta un riflettore sopra. Molto più in basso, a ridosso di questa fascia circolare nuda, ecco che compare il bosco fatto di abeti, pini marittimi, querce, aceri, lecci e le ginestre che stanno ricrescendo dopo gli incendi degli scorsi anni che lo avevano in gran parte distrutto. Cammino sul lungomare, respiro l’aria, il vento m’accarezza freddo il viso e la brezza di mare penetra nei miei respiri. Guardo le onde, le sento nei battiti del cuore, mi perdo tra le maree incessanti. Adesso non sono soltanto parole infilate nelle poesie che scrivo, le tocco con gli occhi, le accarezzo con lo sguardo, le bevo riempiendomi l’Anima. Mi ci perdo ad osservare le onde che s’infrangono sugli scogli, ascoltarne il fragore, il canto spezzato dei gabbiani nel vento e il vuoto dentro di me pare colmarsi, calmarsi lentamente, dolcemente, passo dopo passo, attimo dopo attimo, respiro dopo respiro. Il sole sta oramai nascendo, i colori dell’oro, rosa, azzurro, celeste, rosso, blu e giallo finalmente risorgono dal nero più profondo. Una pozza d’acqua sulla spiaggia, segno del mare in tempesta nella notte appena trascorsa, sembra di vederci un piccolo mare, il mio sentire, un pezzetto d’Anima.”

Giuseppe La Mura feb 2021
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Giuseppe La Mura (Baia di Castellammare di Stabia)