#piccoleStoriediAmore – Oltre La Nebbia

“Oltre la nebbia”

“La nebbia era fuori dalla porta. Una casa inghiottita nella notte di una brulla e silenziosa campagna. Nemmeno i cani si sentivano abbaiare. La luna era offuscata nei loro occhi cupi e gli ululati restavano muti nelle gole calde ed umide. Dentro la casa, una luce vivida traspariva da un camino acceso, ma fuori, ai rari passanti distratti, sembrava di scorgere il chiarore di una povera candela fioca. Si scorgevano le sagome di un uomo e una donna, seduti accanto, silenziosi e muti.
Il calore era intenso,come il profumo delle castagne che s’aprivano a quel dolce fuoco. Essi si guardavano, si parlavano con le stesse parole della nebbia che fuori regnava. Avevano tanto da dirsi, che dai loro occhi straripavano gocce di tenerissimo amore. La mano di lui sopra quella di lei. Una stretta tenera, ma forte e decisa. Una carezza che parlava di una vita trascorsa insieme.
Il tremore della candela disegnava un’espressione lieve nei lineamenti della donna. Le guance umide di lacrime silenziose, le dita fredde aggrappate alla stretta di due mani grandi, forti un tempo, deboli ora, magre e ossute. Il dolore invadeva i pensieri di lei, aggrappandosi al cuore, dilaniando l’anima. Non era pronta. Non era in grado di affrontare ciò che sarebbe successo. Suo marito; così dolce, delicato, e allo stesso tempo forte e deciso, si stava consumando davanti ai suoi occhi. L’impotenza che sentiva esplodere dentro le faceva urlare l’anima in un grido muto colmo di sofferenza.
Le dita delicate della donna, tremanti, iniziarono ad accarezzare il volto del suo uomo. Il respiro era lieve, il fiato caldo, quasi a scaldare quelle membra così fredde e senza il calore di una vita pulsante. Amore mio, sono qui, resta con me. Non assopirti, rimani qui, abbracciato a me.
Lui era stanco, provato dal dolore. A volte avrebbe desiderato davvero che la vita lo avesse preso e portato via come una foglia rapita dall’albero della vita, ma allo stesso tempo l’amore era ancora dentro di lui. Una luce tremula, fioca, ma capace di scaldare ancora, seppur prossima al buio della morte. La carne si consumava, ma l’anima no.
Era come una barca nella tempesta che tornava sempre a casa, al sicuro nel porto. Lui era un marito che si aggrappava alla moglie che tanto amava, ed ogni notte combatteva per starle ancora accanto. Un uomo come pochi, denso di valori, consumato dai dispiaceri, ma fortemente deciso a stare con lei ancora, fino a quando avesse avuto il coraggio di sfidare la beffarda sorte, con quella luce tremula che rischiarava i suoi occhi. I suoi occhi. Quello sguardo ceruleo dove lei vedeva il cielo. Il suo pezzo d’infinito.
Quelle iridi così innamorate da rispecchiare lo stesso amore che lei provava per lui.
Il suo angolo sicuro, il suo profumo di pino selvatico, l’aroma del tabacco intriso tra le dita, il sorriso sornione che le dedicava al mattino, al risveglio. La donna si alzò, e andò alla finestra. Lui non doveva vederla  piangere, non poteva farsi vedere debole. Posò la pronte al vetro umido e freddo, e con le dita accarezzò l’umidità della nebbia che si scioglieva sulle imposte.
Il fuoco dava alla stanza un colore innaturale. Sembrava di essere nella quiete del paradiso con i colori infuocati dell’inferno.
In fondo era così. L’inferno era ciò che ’attendeva lei, il paradiso il luogo dove il suo amato sarebbe andato, lasciandola sola.
Le lacrime continuavano a scendere, rigando il viso dai lineamenti ancor belli della donna. Voglio morire sussurrava l’anima. Voglio morire con lui.
Lui la vide allontanarsi e dargli le spalle. Ma quella camminata stanca parlava.
Raccontava di un imminente addio, e lui si sentiva già perso, fuori a girovagare nella nebbia, nell’oblio. L’atto finale di una recita chiamata vita.
Prese il vino rosso, colore del sangue. Ne bevve un bicchiere. Si alzò e si diresse verso la sua amata. L’abbracciò e le sussurrò piano di non aver paura, di non temere né il dolore né l’abbandono, perché lui sarebbe stato sempre con lei.
Le promise che non l’avrebbe abbandonata e che sarebbe stata per sempre l’amore più grande della sua vita.
Senza di lei, lui non avrebbe mai camminato sui prati in fiore, non avrebbe mai conosciuto cosa fossero le calde giornate d’estate fatte di sorrisi e sole.
Senza di lei lui non avrebbe mai imparato a camminare da solo in bilico sul filo tenue dell’amore.
Un sospiro sfuggì dalle labbra della donna. I suoi abbracci sapevano di casa.
Odoravano d’amore, di cuscini stropicciati e lenzuola sgualcite.
Profumavano di carezze al mattino, o nelle lunghe sere colme di stelle.
Il suo uomo grande, il suo compagno dolce, il suo amico sciocco, il suo amante appassionato. Lui era la sua vita felice.
Si lasciò stringere e sorrise mestamente. Alzò gli occhi e cercò nella nebbia una luce a cui aggrappare la preghiera che si stava posando sulle labbra.
“Dio, lascialo a me. Regalami un altro giorno con lui”.
La nebbia all’improvviso si squarciò.
Un candore lieve illuminò la stanza, come un filo di luce che regalava una risposta a quell’accorata richiesta.
L’amore è speranza. L’amore è vita.
Ed è combattere insieme. Fino all’ultimo respiro.
Insieme…”

© – Orietta Romanato & © – Giuseppe La Mura  nov 2018

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