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A volte senti così freddo dentro,

Che anche l’Anima trema.

Ti dicevano che parlare sarebbe servito a qualcosa,

Ti ricordi di quando i grandi t’insegnavano l’educazione,

Di non urlare,

Di non prevaricare il prossimo con la violenza.

Poi ti ricordi di quando l’hai subìta,

E che ci soffri e stai male fino a piegarti in due dal dolore

Che ti spacca il sangue,

Ti manda in frantumi la dignità.

Ti ricordi sempre delle violenze,

Di quelle volte che le hai subìte

Quelle non le cancellerai mai,

Sono scritte nelle ossa,

Sono come i tagli che squarciano il cuore a metà,

Ed entrano a colpirti e distruggerti l’Anima.

E allora ti penetra il freddo dentro,

Gli occhi s’ingrigiscono,

Ti vesti di tenerezza e infinita silenziosa fragilità,

E inizia a pioverti dentro,

Il tuo corpo si sente come fosse sotto un cielo plumbeo

Quasi come quelli piovosi e nebbiosi di gennaio,

E la tua casa è senza più un tetto.

 

Giuseppe La Mura 19 gen 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

mare

Una panca

Piccola quanto una barchetta

Mi accompagna in mezzo al mare.

Seduto,

Navigo verso un dolce silenzio

Impastato di profumi di tarda primavera

E Zagare e Limoni mi fanno compagnia.

Qui ad Amalfi non vi abita mai il freddo inverno

Pulsa un pezzo di Cuore di Dio

E io lo tengo stretto nei miei occhi.

Ti penso

E voglio perdermi in questo infinito nulla

Voglio sentirmi parte di qualcosa di grande

Del Cielo nei tuoi occhi,

Per esempio.

Mi perdo sulla linea infinita di questo tramonto

Come se fossero le tue rosse e dolci labbra

Mi dondolo sul filo della curva del tuo sorriso

Dove cade il mio sguardo rapito,

Dove vorrei portare a morire l’Anima

Come muore il sole dentro al mare ogni giorno

Come fossi Io a cadere dentro di Te.

 

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Giuseppe La Mura

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Non voltarti,

Non perder tempo a guardare un tramonto,

E’ fatto degli stessi colori di un tempo passato,

Oramai lontano,

Sbiadito, Opaco.

Come un cielo su cui è stato versato per sbaglio del vino rosso,

Un cielo orfano del sole,

Vestito del suo ricordo,

Ovunque tu volga lo sguardo.

In una valigia,

Tutti i tuoi ricordi non ci staranno.

Ed io la valigia l’ho accantonata,

Non viaggio più,

Non vado oltre i confini delicati e fragili del Cuore,

Perchè vivo solo di un ricordo,

Di un unico immenso tramonto,

Di un Amore nato e morto in sol giorno,

Di un quadro dipinto dai tuoi baci

Dalla tua voce, dai tuoi abbracci,

Dai lineamenti dolci e delicati che porto impressi nei miei occhi.

E a quest’ora,

Anche se resto oramai solo,

Non m’importa di vedere quel cielo tinto di rosso,

Anche se Tu non ci sei più.

Resterai l’unico Amore,

Che ha dipinto e poi stracciato la tela della mia Anima.

 

Giuseppe La Mura 22 gen 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

Parole di Burro – Carmen Consoli

“Parole di Burro”

Narciso parole di burro
Si sciolgono sotto l’alito della passione
Narciso trasparenza e mistero
Cospargimi di olio alle mandorle e vanità modellami
Raccontami le storie che ami inventare spaventami
Raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
Dammi un’altra identità
Stordiscimi disarmami e infine colpisci
Abbracciami ed ubriacami
Di ironia e sensualità
Narciso parole di burro
Nascondono proverbiale egoismo nelle mie intenzioni
Narciso sublime apparenza
Ricoprimi di eleganti premure e sontuosità ispirami
Raccontami le storie che ami inventare spaventami
Raccontami le nuove esaltanti vittorie
Conquistami inventami
Dammi un’altra identità
Stordiscimi disarmami e infine colpisci
Abbracciami ed ubriacami
Di ironia e sensualità
Abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità
Conquistami
19/01/2019

labbra

È notte

E Tu sei luna

Vestita e candida come una rosa notturna

Ti aggiri nei boschi

Conosci le tane dei lupi

Sbocci dalle spine insidiose del buio

E M’illumi appena

Mi sfiori e pungi d’incanto il mio cuore

E io profumo solo di Te.

 

Giuseppe La Mura ott 2017
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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Era una Notte come questa,

Identica, nebbiosa e fumosa

Mi riporta indietro non solo nei ricordi

Ma anche ai profumi di quella città

Che sembrano sciolti in questa nebbia.

Scesi dal treno,

Avevo voglia di incontrarti,

E ogni mio desiderio pareva sciogliersi in quella fredda nebbia.

Mi batteva forte il cuore,

Corsi su per le scale più velocemente dei miei battiti,

Che il Cuore mi seguiva.

Presi il prosecco,

E mi avviai al nostro incontro.

Il freddo e il buio della stazione,

Le mani calde in tasca,

Gli occhi pieni già di te,

Ancora prima d’averti rivista,

La nebbia intorno a me,

Ingoiava anche il silenzio.

E poi su in camera,

Già eri lì che m’aspettavi,

Impaziente,

Volevi che ti sciogliessi i pensieri, le mani,

I baci riposti con cura sulle tue rosse labbra.

E fuori c’era il silenzio inghiottito dalla nebbia.

E dentro c’eravamo noi,

A fermare con l’amore l’avanzare del tempo.

E anche adesso lo fermo il tempo,

Scendo dal treno e vengo da Te,

A baciarti, a guardarti a parlarti,

A sentir la tua voce che mi risuona ancora nel caldo petto,

Mentre fuori da queste quattro pareti bianche,

C’è la nebbia e un inutile silenzio.

 

Giuseppe La Mura 8 gen 2019
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web