E così corre il tempo

In salita

Tra giorni si e altri no,

E tanti altri che dicono di no,

di sconfitte e rifiuti,

Di indissolubili verità.

Indicano la strada, dicono gli altri,

fino a perderci la testa

come tuffarsi in un caffè nero

un mare caldo di velluto

Dove senza alcun senso

Rotola e scende giù questa mia vita.

Si ma gli altri cosa ne sanno della mia vita,

penso io,

e allora lascio tutto nelle mani del caso.

La sveglia desta il pianto notturno,

la doccia fredda lava via le lacrime calde,

un fiume calmo è nella sua piena,

mormora il silenzio,

eppure nessuno mi sente.

Ma intanto

il sale del mare resta sulle labbra,

Chiuso stretto nella bocca serrata.

Il lavoro piega le dita

E su di un foglio

fingo la speranza

un sogno per poter andar via.

Ma il letto a due piazze,

Simbolo di questa solitudine

Mi attende da solo,

lì, come uno specchio rotto

dove restano pezzi di un amore

Dove osservo le cicatrici mai chiuse

Che dormono sotto l’effetto di anestetizzanti,

I miei sogni infranti,

Dove mi accorgo dell’ipocrisia della vita

Che germoglia,

nel dolore

Come fosse un unico fiore

di questa eterna fredda primavera.

 

Giuseppe La Mura set 2018
testo: copyright legge 22 Aprile 1941 n°633
photo: Web

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